仕方が無い (Shikata ga nai) – “It can’t be helped” o del “Non c’è nulla da fare”

Dicembre. Tokyo si prepara a cambiare vestito per ripararsi dal gelo invernale. E così anche i suoi piccoli abitanti, che a fatica abbandonano il calore delle coperte al mattino per affrettarsi a guardagnare un posto sui treni super affollati, per cui, ho imparato osservando, ci sono tecniche specifiche di incastro che molti hanno perfezionato con gli anni : movenze leggere e sinuose, a ritmo coi jingle che risuonano sui binari di ogni stazione.

Shikata ga nai. Non si può far nulla, se non adattarsi. Un’espressione molto usata dai giapponesi e che in questi giorni ritrovo anche su alcuni giornali in riferimento alle elezioni anticipate che si stanno svolgendo proprio adesso in Giappone, volute dallo stesso primo ministro Abe per riconfermare la maggioranza del suo partito “prima che sia troppo tardi”. La vittoria è data da tutti per scontata, proprio perché non c’è nulla da fare. La stampa americana biasima il Giappone per la sua apatia nell’accettare cose che in realtà potrebbero essere cambiate. A me viene da pensare al detto del mio paese: “Cu dassa a strata vecchia pà nova sapa chidu chi dassa ma non sapa chidu chi trova” (Chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quello che si lascia alle spalle ma non sa a cosa andrà incontro). Infatti i giapponesi non vedono molte speranze neanche nel partito dell’opposizione, il Partito Democratico, che negli ultimi anni ha fallito nel realizzare i suoi progetti. Quello che cercano è la stabilità del Paese e di un governo che non cambi primo ministro ogni anno come succede da qui a circa 6 anni. E la maggior parte non vede altra alternativa se non continuare a votare Abe, sperando che con più tempo a disposizione riesca a far ripartire l’economia giapponese. Da italiana, posso ben capire lo stato d’animo di questo popolo, il senso di smarrimento che provano nel non avere certezze né da un lato né dall’altro. Di certo non è un atteggiamento da incoraggiare, ma è un sistema troppo radicato per credere di poterlo cambiare da un giorno all’altro solo con qualche articolo di giornale. C’è bisogno di qualcosa di più forte, c’è bisogno di conoscere.

Io intanto continuo a conoscere la bella Tokyo, che ti succhia tutte le energie a poco a poco e poi te le restituisce di colpo, tutte in una volta, come i raggi di luce che si espandono prepotenti al mattino quando spalanchi le finestre. Eccola nella calma di una giornata uggiosa lungo la strada che da Kagurazaka porta a Iidabashi: quartiere che ha accolto la modernità senza rinunciare alla propria cultura. In ogni angolo qui si possono trovare ristoranti italiani, e francesi, spagnoli, senza far mancare i più tradizionali ristoranti giapponesi, come quello specializzato nella cucina dei soba che abbiamo provato. Proprio qui qualche settimana fa si è svolta una manifestazione atta a far rivivere le più antiche tradizioni di musica, balli e canti. Passeggiando per la strada ci si poteva imbattere nello Shinnai Nagashi, la perfomance di due musicisti di shamisen che suonano camminando per le strade; o il suono dei grandi Taiko a tempo con i battiti del cuore, e molto altro. Il quartiere di Kagurazaka (神楽坂 – letteralmente significa “la collina del kagura (musica accompagnata da danza usate per celebrare le divinità) ha una storia antica, sviluppatosi intorno al 17° secolo come zona residenziale dei samurai, che collegava il castello di Edo alle residenze nobiliari dei soldati. Da allora continuò a svilupparsi anche come quartiere delle arti performative con strumenti musicali tradizionali, divenendo anche residenza di molti letterati. Ancora oggi, se ci perde negli stretti vicoli contornati dalle tipiche casette di legno giapponesi, ad esser fortunati si può intravedere una geisha che si accinge ad entrare in una qualche sala da tè.

Iidabashi Iidabashi station Kagurazaka Kagurazaka Kagurazaka shinto temple

Nelle giornate di sole di inizio dicembre, poi, tutti i colori dell’autunno risplendono più gioiosi che mai per l’ultima volta, prima di lasciarsi andare al bianco del freddo inverno. Quello che ho imparato qui e che mi stupisce ogni volta è che non bisogna andare lontano per scoprire meraviglie! Basta avere la pazienza e la curiosità di voltare lo sguardo prima a destra e poi a sinistra del parco di Ueno, passando lungo il viale principale per scorgere piccoli e grandi tempi e santuari. Passando sotto i torii (gli inconfondibili portali rossi che danno accesso ai santuari shinto e più in generale ad arie sacre) per ritrovarsi fuori dal mondo, in un luogo magico e tranquillo.

Tokyo National Museum (Ueno)
Tokyo National Museum (Ueno)
Casa da tè - Giardino del Tokyo National Museum (Ueno)
Casa da tè – Giardino del Tokyo National Museum (Ueno)
Casa da tè - Giardino del Tokyo National Museum (Ueno)
Casa da tè – Giardino del Tokyo National Museum (Ueno)
Tokyo National Museum - Garden
Tokyo National Museum – Garden
Ueno - Toshogu jinja
Ueno – Toshogu jinja
Ueno - Toshogu jinja
Ueno – Toshogu jinja
Ueno - Pagoda
Ueno – Pagoda
Ueno - Torii
Ueno – Torii

Da Ueno a Nippori (日暮里), qualche chilometro più avanti, dove i liceali rientrano a casa in sella alla loro bici attraversando  il cimitero di Yanaka, dove riposano i membri della famiglia shogunale dei Tokugawa e alcuni letterati famosi come Enchi Fumiko. A guardia delle loro dimore il piccolo grande Buddha del Tennō-ji, che si trova a ridosso della stazione di Nippori.

Tennō-ji - Moon and Momiji
Tennō-ji – Moon and Momiji
Tennō-ji
Tennō-ji
Buddha - Tennō-ji
Buddha – Tennō-ji
Tennō-ji
Tennō-ji
Yanaka cemetery
Yanaka cemetery

A differenza dei nostri, nei cimiteri giapponesi i defunti non hanno un volto. Non ci sono fotografie. Forse per questo fanno meno paura dando un senso di universalità alla nostra esistenza. Alla fine siamo tutti uguali, nel tempo e nello spazio. Ecco perché qui non è strano vedere i bambini giocare sull’altalena accanto a chi riposa per sempre.

Tra gli alberi della parco di Inokashira invece, c’è chi non dorme mai, ma sta lì in piedi ad aspettare il tuo passaggio sperando di essere notato: è il grande Totoro, che da bravo spirito orso-topo accoglie i visitatori della foresta Ghibli dal vetro della sua cabina! A dir la verità, nel visitare il “Museo d’arte Ghibli” (c’è scritto proprio così all’interno!), ho mancato nel fargli visita o.O perché bisogna cercarlo bene 😉 anche se poi, se si ha il coraggio di raggiungere la stazione di Kichijoji dal dormitorio di Mitaka a piedi, lo si vede in tutta la sua tenerezza dal cancello che delimita l’area del museo. All’interno c’è una vera e propria foresta dove perdersi tra acquerelli, disegni e animazioni. Le stanze da lavoro sono riprodotte così verosimilmente che si ha come l’impressione che da un momento all’altro il maestro Miyazaki debba rientrare da una breve pausa, magari dal café che si trova al piano superiore, dove il cappuccino è arte e il pafe (una coppa di semifreddo) è ornato con le bandierine raffiguranti i personaggi dei film Ghibli. A dire il vero sono rimasta un po’ delusa dalla poca scelta offerta dal café e dalla poca “originalità”, ma non si può rifiutare l’invito del “Porco Rosso” all’entrata! Tutto il resto, beh, è da scoprire e soprattutto… immaginare ★

Ghibli Museum
Ghibli Museum
Laputa robot
Laputa robot
Porco Rosso menu
Porco Rosso menu
Ponyo Pafe
Ponyo Pafe

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Totoro - Ghibli museum
Totoro – Ghibli museum

Una delle esperienze che mi è capitato di fare è stata la vestizione del kimono per l’evento annuale di incontro tra gli studenti del dormitorio di Mitaka e gli abitanti del vicinato, organizzato da un’associazione di volontari della città. E’ stata un’esperienza molto interessante, durante la quale noi studenti, stranieri e giapponesi abbiamo potuto conoscere la gente del posto, soprattutto anziani che si sono dimostrati interessati alla vita universitaria che svolgiamo. Anche in Italia servirebbero queste “riunioni di quartiere”, per sentirsi una comunità, per conoscere chi dorme a pochi passi da casa tua. E trovo sia bellissimo il fatto che, imparando a stare a contatto con i giovani, ad interessarsi della loro vita da giovani e venendo a contatto con realtà culturali e linguistiche diverse, questi simpatici vecchietti si sentano vivi!

Bridal kimono - uchikake
Bridal kimono – uchikake
Bridal kimono - Shiromuku
Bridal kimono – Shiromuku
Shiromuku
Shiromuku

Tsukikusa ni

Koromo wa suramu

Asatsuya ni

Nurete no nochi wa

Utsuroinu tomo.

Con erba lunare

Tingerò la mia veste;

non m’importa se all’alba,

bagnato dalla rugiada

il colore svanirà.

Anonimo

(X sec.)

(Fonte : http://www.rossellamarangoni.it/a-proposito-di-vesti-e-di-kimono-preparando-un-corso-sul-kimono.html)

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Pubblicato da

Kabura

Japan, matcha, animals, nature, photo lover. Curiosa del mondo presente, passato e futuro

One thought on “仕方が無い (Shikata ga nai) – “It can’t be helped” o del “Non c’è nulla da fare””

  1. Susiiiii, che bello leggere i tuoi articoli! Ovviamente già sai perché sto commentando… Il museo Ghibli *____* è veramente così bello come dicono?? Mi devi raccontare tutto anche perché è una tappa che proprio non posso permettermi di perdere 😉 comunque mi sembra che stai facendo veramente molte cose e ti stai godendo tutto nel migliore dei modi, bravissima! Ci sentiamo presto, ti mando un forte abbraccio! 🙂

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