一期一会 – Parte 2(a)

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Osaka 2014  (Foto su Flickr)

26-30 Dicembre 2014 大阪、神戸 – Ōsaka, Kōbe Dopo la magia del mistico Kōyasan, arrivo nella vivace Ōsaka, fin da tempi più antichi capitale commerciale del Giappone. Where_is_Osaka La differenza con la capitale vera e propria è subito percepibile, a cominciare dal lato per salire le scale: nella città del Sud ci si mette in fila sulla destra o non si sta proprio in fila! Questo “adattamento” alle usanze occidentali avvenne quando fu scelta come sede per l’Expo 1970 (日本万国博覧会 Nihon bankoku hakuran-kai), la prima esposizione mondiale mai tenuta in un paese asiatico. Con i suoi 2.6 milioni di abitanti, ospita il 15,6% di tutti i non-giapponesi residenti in Giappone. Ricca di storia, cultura e tradizione culinaria, Ōsaka rappresenta ancora un’importante meta per giovani e non. Il mio tour inizia dalle vicinanze dell’Hotel Taiyo, a due passi dalla fermata metro Dōbutsuen mae, non molto lontano dalla Tsūtenkaku Tower(通天閣), la “Torre che tocca il cielo”, conosciuta tra gli abitanti come la “Naniwa’s Eiffel Tower” (Naniwa è uno dei 24 quartieri), simbolo della città originariamente progettata e costruita sul modello della Tour Eiffel nel 1912, ma distrutta da un incendio nel 1943. Poco più di 10 anni dopo venne inaugurata la nuova struttura a forma ottagonale. Al quinto piano è esposta la statua di Billiken, personaggio ideato nel 1908 dall’illustratrice americana Florence Pretz a seguito di un suo sogno. Da sempre questo elfo dal sorriso malizioso (ride o è arrabbiato?!) è conosciuto come il “Dio delle cose come dovrebbero essere”. In Giappone la prima e la più famosa rappresentazione del Billiken fu situata nel 1912 nel Luna Park di Shinsekai a Ōsaka.. Divenne un popolare souvenir del parco, rappresentato in forma di bambola e manju (morbido dolce ripieno di pasta rossa). Quando il parco venne chiuso nel 1923 la statua lignea del Billiken andò perduta.Quella che oggi si trova nella Torre dal 1980 è solo una replica. Faccio un giro al Tennōji Park, che purtroppo trovo in stato di simil-abbandono per via dei lavori in corso, e camminando lungo la Tanimachisuji street arrivo quasi al tramonto allo Shitennōji 四天王寺 (Il tempio dei Quattro Re Celesti), uno dei complessi di templi buddhisti più antichi del Giappone, fondato nel 593 dal Principe  Shōtoku , che supportò l’introduzione del Buddhismo nel Paese. Come per la maggior parte dei templi, anche questo fu distrutto più volte nel corso dei secoli da vari incendi, ma venne ricostruito sempre secondo il modello originale. L’entrata del Gokuraku-jodo Garden è a pagamento, ma essendo arrivata tardi non ho potuto accedervi.       Sito ufficiale: http://www.shitennoji.or.jp/ Mi perdo per le strade illuminate di Namba 難波, prima di raggiungere Dōtonbori 道頓堀, storicamente distretto teatrale e oggi meta notturna più amata dai turisti, via che si estende lungo l’omonimo canale. La gigantesca insegna animata della “Glico”,che rappresenta l’immagine di un uomo vittorioso che raggiunge il traguardo, è considerata uno dei simboli della città. Con i suoi locali che si affacciano sul lungofiume fa venire in mente lo scenario di una città francese in versione supertecnologica, e poco ci si stupirebbe se all’improvviso da lontano si distinguesse il suono di una fisarmonica. Sulla via del ritorno, attraversando Ebisubashi-suji Shopping Street, mi impressionano le insegne 3D dei ristoranti, con granchi e draghi giganti pronti ad accoglierti nelle loro dimore (per mangiar(ti)li meeeglio!). Il giorno seguente inizia prestissimo la maratona di musei e luoghi d’interesse sfruttando l’Osaka Amazing Pass di un giorno (2300 yen), che mi dava accesso a qualsiasi mezzo, entrate gratis ai musei e svariati coupon per cibo e shopping. Prima di raggiungere lo Ōsaka-jō 大阪城, il castello della città (situato a Nord-Est), sbagliando strada riesco a vedere per caso la City Central Public Hall (vicino la stazione di Naniwabashi, un po’ più a Ovest). Il Castello risale al 1583 (anche se incendiato e ricostruito più volte), fatto costruire da Toyotomi Hideyoshi, nell’area dove prima sorgeva il tempio di Ishiyama Hongan-ji, distrutto dall’armata di Oda Nobunaga. Oggi l’interno ospita un museo relativo alla storia della città e del castello e dall’ultimo piano (l’8°)si può godere una magnifica vista di Ōsaka a 50 m di altezza. All’uscita del parco del Castello, attraversando la strada ci si ritrova il Museo di Storia 大阪歴史博物館。Se pensate di non entrarvi per paura di annoiarvi, sbagliate di grosso. Il viaggio nel tempo inizia dal 10° piano, dove si può camminare nella parziale ricostruzione in scala reale del Daigokuden, antico palazzo del periodo Nara, insieme ai suoi funzionari e alle sue cortigiane. Si atterra al periodo Edo, grazie alla guida del burattino del teatro Bunraku e a quella dei volontari che sono felicissimi di approfondire la storia – in giapponese – e insegnarvi a giocare al Tōsenkyō 投扇興, il lancio dei ventagli. Il gioco, che risale al XVIII sec. circa, consiste nel colpire un bersaglio a forma di foglia di albero di Ginko (chō = farfalla), posto su un piedistallo di legno chiamato makura (= cuscino). Il giocatore si siede in ginocchio ad una distanza di circa 1 metro e lancia il ventaglio (ōgi). I nomi di farfalla e cuscino derivano dal fatto che il gioco sarebbe nato per opera di un giocatore d’azzardo di Kyoto, che, disturbato durante il sonno da una farfalla che persistentemente svolazzava intorno al suo cuscino, tentava di allontanarla lanciandole contro un ventaglio. Per saperne di più: http://www.tosenkyo.net/whats-e.htm Qui un video con sottotitoli in inglese: https://www.youtube.com/watch?v=OvNF-vwM7_M Scendendo ci si immerge in un vero e proprio sito archeologico, dove grandi e piccoli si divertono a risolvere enigmi, scoprire reperti e completare progetti. Ancora più giù si può ammirare il panorama della città del XIX-XX sec. Penultima tappa del giorno al Sakuya Konohana kan Botanic Garden ,  allo Tsurumi Ryokuchi Park, molto più a Est del Castello. Ne è valsa la pena: con circa 15.000 piante di 2.600 specie da tutto il mondo, questo giardino offre l’opportunità di imparare la magnificenza della natura e le sue differenze. Anche qui ho incontrato una guida: una simpatica giardiniera che mi ha spiegato la particolarità della Plinia caulifora (Jabuticaba), albero originario del Brasile, i cui fiori (bianchi) e frutti (bacche generalmente nere), molto delicati e dalla vita breve, crescono direttamente sul tronco. Raccontandomi di tutte le specie di Hibiscus presenti nel giardino, mi ha trasmesso tutto il suo amore per quelle piante e tutta la dedizione e la pazienza che ci mette, insieme agli altri dipendenti, per farle crescere sane e belle. La specie dai fiori gialli, mi è stato detto, è stata trapiantata per talee e per fiorire ci ha impiegato parecchi anni. Dal vivo si potevano riconoscere i rami e le foglie più giovani, più grandi rispetto a quelle più vecchie. Un’altra pianta che ha catturato la mia attenzione è stata la Chorisia speciosa (o Ceiba speciosa): un albero originario dell’Argentina, dal tronco rigonfio nella parte inferiore e dotato di grosse spine coniche. I frutti contengono un simil-cotone, che in realtà è una fibra bianca nota come “falso kapok”, che viene utilizzata per realizzare imbottiture (fonte: Wikipedia). In serata mi sono goduta la vista della città notturna dal Floating Garden Observatory , un grattacielo alto 173 m, che offre una vista a 360°, anche a cielo aperto, su una piattaforma illuminata, pensata per le coppiette che vogliono trascorrere un momento romantico tra stelle e luci. image Guardare il mondo dall’alto è una cosa che ho imparato a fare in Giappone. Vedere la fitta ragnatela di ferro e luci, sentire il cuore della città che pulsa. Vedere quello che quei piccoli animali chiamati “umani” hanno costruito nel tempo. E sentirsi piccoli, piccoli come insetti che si affannano nel gioco dell’illusione chiamata vita. ∧_∧ (。・ω・。)つ━☆・。 ⊂   ノ    ・゜+. しーJ   °。+ *´¨) .· ´¸.·´¨) ¸.·¨) (¸.·´ (¸.·’

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Pubblicato da

Kabura

Japan, matcha, animals, nature, photo lover. Curiosa del mondo presente, passato e futuro

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