心の琴線に触れる (kokoro no kinsen ni fureru) ~ ”Toccare le corde del cuore”

Interrompo i miei viaggi in questo blog per fermarmi a godere della bellezza della primavera che ormai si è vestita dei suoi abiti tradizionali qui a Tokyo. Probabilmente tutti gli appassionati di Giappone, ma non solo, conosceranno la pratica dello hanami: letteralmente “guardare i fiori”, una pratica che ha origini antichissime risalenti a più di 1000 anni fa e che durante il Medioevo giapponese ha preso le caratteristiche che conserva ancora oggi, seppur mutuate dai cambiamenti storici e sociali. Forse al giorno d’oggi molti giapponesi non amano il periodo dei ciliegi in fiore, perché a fine giornata i parchi si ritrovano sommersi da resti di cibo, teloni, buste e bottiglie, ma, appunto, i parchi sono sempre pieni fino a notte fonda.

Si festeggiano allegramente questi sakura, gli si rende omaggio come se fossero dei. Infatti, alcune teorie associano i ciliegi, che erano alberi esclusivamente di montagna, alla divinità delle montagne, che discendeva tra i campi di riso seduta su un petalo di fiore di ciliegio, diventando così la divinità delle risaie, che proteggeva e assicurava un buon raccolto. Al fiorire dei sakura i contadini si preparavano a piantare i semi di riso e offrivano alla divinità cibo e sake come segno di ringraziamento. (fonte: Kamikaze, Cherry Blossoms, and Nationalisms Di Emiko Ohnuki-Tierney)

Al significato di prosperità e fortuna (della tradizione shintō), si aggiunge quello buddhista della transitorietà della vita: 無常 (mujō) – tutto è mutevole, impermanente, come i fiori di ciliegio che esplodono di vita in pochi giorni per poi lasciarsi trasportare delicatamente dal vento verso un’altra esistenza, nella terra, nell’acqua, nell’aria. Nel breve corso della loro vita non sono mai eccessivi; delicati e perfetti non fanno rumore, eppure si fanno sentire. L’ho capito vivendoli davvero per la prima volta. Non si può rimanere indifferenti difronte alla bellezza dei loro colori, delle loro movenze leggere che le geisha tentano di riprodurre nelle loro danze.

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Mitaka Shinkawa

Una persona mi ha detto che i giapponesi diventano nostalgici quando i petali cominciano a cadere. “Toccano le corde dei loro cuori”. Un’altra persona mi ha detto che i giapponesi sono timidi, amano trasmettere i loro sentimenti attraverso le emozioni, senza troppe parole (感情に出したり本当の気持ちを言わないことが美しいと考えられています), un’altra ancora mi ha detto che i giapponesi sono sempre gentili. Io aggiungo che sono delicati, nella forma delle mani affusolate, negli occhi neri che stridono e si uniscono al bianco delle mascherine come lo yin e lo yang, nel silenzio all’interno dei treni nonostante l’ora di punta, nelle passeggiate domenicali di giovani coppie e famiglie a bordo delle loro bici semi-motorizzate in grado di trasportare fino a 3 bambini.

Inokashira kōen
Inokashira kōen

Così mi rendo conto che Sakura è tutto quello che è giapponese, nella sua unicità e difficile comprensione. Nell’imperfezione di ogni singolo fiore c’è la perfezione dell’attimo in cui tutto è al suo posto, è così perché così deve essere.

“One more time, one more chance” ~ https://www.youtube.com/watch?v=25-lY12SyJY ♪

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Pubblicato da

Kabura

Japan, matcha, animals, nature, photo lover. Curiosa del mondo presente, passato e futuro

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