~Autunno, Inverno, Primavera, Estate…e ancora Autunno~

Eccoti…arrivata al punto in cui l’unica cosa che puoi fare è non fermarti.

Corri, corri…. Lascia che per una volta siano gli altri a seguirti e se non lo fanno, continuan a correre, anche se fa male, fino arti male ancora di più, un altro pò. Oltre i tuoi limiti.

Liberati, senti la leggerezza dei piedi che si staccano da terra, quell’attimo in cui ti sembra di morire e invece stai per volare.  Piangi di gioia, senti nel petto il dolore del vuoto, la mancanza di respiro che ti fa impazzire. Una musica lontana ti riporta indientro nel tempo, eoni ed eoni fa, quando non eri che un granello di polvere leggero leggero, invisibile ma indispensabile.    Il vuoto che ti circonda ti fa danzare a ripetizione, senza fermarti mai. A volte ti scontri con qualche altro granello. E’ solo un attimo. Non ti puoi fare male. Sei leggera e vuota. Quello che senti è solo l’eco dell’impatto che espolode intorno.

Il vuoto del silenzio si riempie di significato e raggiunge chi ti sta difronte. Migliaia di occhi neri, piccole fessure da cui fuoriescono raggi di luce che tagliano l’anima e il cuore. Gente solitaria, in coppia, in gruppo. Cantanti di turno che scandiscono i loro passi con la canzone del momento. Da piccola amavo guardare le macchine che passavano costantemente dalla strada principale del paese, in Giappone ho imparato a guardare le persone. Immaginare storie, leggergli il cuore e la mente.

 In Giappone ho imparato ad avere coraggio anche nella disperazione.

Ho imparato ad ascoltare il mio dolore e farne un punto di forza.

Ho imparato ad andare in bici con in mano l’ombrello sotto la pioggia battente.

Ho imparato a correre il rischio di tagliarmi i capelli da sola.

Ho imparato che la gentilezza ha un prezzo, ma anche che il suo valore è molto più alto del prezzo che ha.

Ho imparato ad amare e rispettare anche chi mi ha fatto male.

Ho imparato a guardare il mondo dall’alto dei grattacieli e stupirmi della sua immensa bellezza.

Ho imparato a perdermi, una, dieci, cento volte e poi farlo ancora senza colpe né rimpianti,

ho imparato ad aspettare e a gioire dell’attesa.

Ho imparato a ricostruirimi, pezzo dopo pezzo ogni giorno,

ho imparato a non avere paura del cambiamento.

Ho imparato ad essere me stessa e insieme le migliaia di persone che mi circondano nello stesso istante.

Un anno e un giorno dopo, ho imparato che l’Autunno verrà ancora e gli alberi si tingeranno nuovamente di rosso, mentre dall’altra parte del mondo inizia l’Estate…

Naka naka なかなか, un’espressione sospesa che nasconde tutta la potenzialità del trovarsi in equilibrio, a metà tra il positivo e il negativo. Puoi vacillare da una parte o dall’altra, e allora ti devi impegnare per rimanere nel centro della tua esistenza. Ganbarimasu, 頑張ります, vai dritto al tuo obiettivo, non ti fermare. Un’incitamento che non mancherà mai, neanche dagli sconosciuti. Ti da forza e sostegno in quei momenti in cui ti stai spostando dal centro. E sai che non sei sola. Che tutti, grandi e piccini si stanno impegnando. Allora corri, prendi la bici e corri ancora, rincorrendo il sole del mattino che sorge ad Est.

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~Sbocceranno i fiori e sarà primavera~

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Si dice che fin dai tempi più remoti i giapponesi siano sensibili al cambiamento delle stagioni, associando umori e sensazioni e adattandosi ad esse. Un’isola dalle temperature clementi e dalla natura rigogliosa, dove per vivere non c’era bisogno di combattere.Perciò questo popolo ha basato la sua esistenza sull’agricoltura, in una terra dove era naturale coltivare lo spirito di collaborazione reciproca.

Nella credenza che tra tifoni e piogge abbondanti di una natura severa risieda la forza di molti dèi, adorano tale natura, ne hanno rispetto e timore.

È dall’antichità che i giapponesi esprimono le delicate sensazioni che le stagioni gli ispirano attraverso poesie, haiku e dipinti, sviluppando termini ed espressioni capaci di esprimere a parole ogni piccolo cambiamento della natura e dell’animo umano.

 

Divisione delle stagioni

Osservando attentamente il ripetersi ad ogni anno delle stagioni, la gente ha elaborato una grande saggezza per esprimere nel dettaglio questi cambiamenti, dividendo le stagioni in 24 parti e ulteriori 72 mutamenti climatici.

Il vecchio calendario lunisolare (太陰太陽暦 – Taiin taiyōreki), chiamato anche Kyūreki 旧暦 ha origini antichissime, trasmesso dalla Cina in Giappone nel VII secolo.

Ma cosa sono concretamente queste 24 piccole stagioni? In pratica si basano sul movimento del Sole e sulla sua longitudine eclittica che hanno portato alla classica divisione in due solstizi (estate e inverno) e due equinozi (primavera e autunno) che a loro volta vengono suddivisi in due parti, segnando l’inizio e la metà di ogni stagione (yotsudate – 四立). Si creano così 8 divisioni che vengono divise ulteriormente in 3 parti a cicli di 15 giorni (quindi ogni stagione risulta avere 6 divisioni), creando i 24 sekki (二十四節気).

stagioni giappo(Immagine tratta da: http://www.gaspo.ne.jp/portal/lives/43)

Inoltre, ognuna delle 24 parti viene suddivisa in 3 in base ai cambiamenti climatici, portando alla creazione di 72 spazi di tempo di 5 giorni l’uno.

Ad ogni periodo vengono associate parole che indicano la condizione del tempo meteorologico e degli esseri viventi e nel tempo sono state codificate i Saijiki 歳時記, le “Antologie delle quattro stagioni”, dove sono raccolti dai 15000 ai 25000 kigo 季語, le parole delle stagioni, a raccontare di un universo che cambia in continuazione.

 

 Cambiano le stagioni e le emozioni

A cominciare dal cibo, il cambiamento delle stagioni influenza la vita e la cultura giapponese a 360°. Come per il frappè di Starbucks ai fiori di ciliegio, tanto per dirne una, gli ingredienti di stagione vengono usati solo in quello specifico periodo, gustandone il sapore con gli occhi e col palato, mentre il pensiero volge verso la stagione che sta per arrivare.

DSC_0863Le case tradizionali si adattano ai cambiamenti stagionali e al clima caldo e umido, “incastonate” naturalmente nel paesaggio creando armonia e non distruzione, dove il cuore e la mente possono arricchirsi di energie positive. Gli animi si calmano ascoltando il suono della pioggia battente sui tetti di legno e lasciandosi accarezzare dal vento che come un dragone si destreggiava con delicatezza attraverso gli shōji, le porte scorrevoli di carta.

In primavera, quando la natura si sveglia, anche il cuore comincia ad agitarsi. Nell’abbondanza della piena fioritura dei ciliegi anche gli esseri umani gioiscono e in empatia con essa festeggiano allegramente bevendo e cantando. In autunno invece l’animo si calma, perdendosi tra i colori accesi della maestosa morte della natura nel ciclo infinito dell’esistenza. Nella filosofia orientale, specie nello Zen, gli esseri umani e l’Universo non sono soltanto connessi imprescindibilmente, ma sono una cosa sola, forme diverse di un’unica sostanza. Il corpo fisico degli esseri umani è un microcosmo che riflette la struttura del Cosmo infinito.  Immagine

Si dice che al giorno d’oggi i giapponesi, soprattutto i giovani stiano dimenticando l’importanza della natura e l’interconnessione con l’Universo. Tuttavia, nella ciclicità annuale ogni mese i treni sono pieni poster pubblicitari di festival legati a piante e animali di quella stagione. Il festival delle ortensie アジサイ (ajisai) a giugno, il festival delle lucciole蛍 (hotaru) a luglio, il festival delle rose バラ (bara), il festival delle ipomoea 朝顔 (asagao), il festival dei crisantemi 菊 (kiku) si susseguono uno dopo l’altro in un tripudio di colori. Di questi ho avuto la fortuna di partecipare al festival delle lucciole in un parco di Yokohama. Nonostante non fosse molto conosciuto era pienissimo di gente. Adulti e bambini hanno aspettato diligenti sulla riva del ruscello fino al calare del sole e nello stesso istante in cui la prima timida lucciola ha fatto la sua comparsa, tutti, grandi e piccini avevano dipinto in volto la sorpresa e l’eccitazione dello spettacolo che la natura stava per offrirci.