Tanabata matsuri 七夕祭り ~ La festa delle stelle

  昔々、天に神様が住んでいました。娘が一人いて、名前はおりひめでした。おりひめはとてもまじめで、毎日、朝早く起きてはたを織っていました。ある日、神様は思いました。「おりひめはもう大人だ。結婚したほうがいいだろう。」神様はまじめな男の人を見つけました。天の川の向こうに住んでいる人で、名前はひこぼしでした。ひこぼしは牛を使って、畑で働いていました。

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おりひめとひこぼしは結婚しました。二人はとても好きになりました。いつも一緒にいて、ぜんぜん働きませんでした。神様は怒りました。でも二人は仕事をしませんでした。神様はとても怒って、おりひめを家に連れて帰りました。

二人は別れなければいけませんでした。おりひめはひこぼしに会いたくて、毎日泣いていました。神様は二人がかわいそうだと思って、言いました。「おりひめ、ひこぼし、あなたたちは一年に一度だけ会ってもいい。それは七月七日の日、天の川の向こうに行ってもいい。でも、朝までに帰らなければいけない。」一年一度、七夕の夜におりひめとひとぼしは会います。二人の願いはかなうのです

この日、日本人は赤や青などいろいろな色のたんざくに願いを書きます。七夕の日の願いはかなう人々は言います。

Tanto tempo fa il Cielo era abitato da un Dio che aveva come prole un’unica figlia dal nome Orihime. Ella, molto diligentemente si svegliava ogni giorno molto presto e filava. Un giorno il Dio pensò che ormai la figlia era diventata grande e che avrebbe fatto bene a sposarsi, così le trovò un ragazzo serio, che abitava sull’altra sponda della Via Lattea. Il giovane si chiamava Hikoboshi e lavorava nei campi con l’aiuto dei buoi.

I due si sposarono e il loro amore crebbe ogni giorno di più. Sempre insieme felici e spensierati, si dimenticarono dei loro doveri. Il Dio del Cielo si arrabbiò, ma i giovani continuarono a non lavorare. Il Dio si arrabbiò ancora di più e riportò a casa la Principessa Ori, constringendoli a separarli. Orihime, desiderosa di incontrare il suo sposo, piangeva ogni giorno. Il padre si impietosì e disse: “Orihime, Hikoboshi, vi concedo di incontrarvi una volta all’anno soltanto. Il settimo giorno del settimo mese, potete attraversare la Via Lattea per vedervi. Ma al mattino dovrete tornare a casa “. Il loro desiderio fu esaudito e da allora si incontrano ogni anno nel cielo.


20150707_120756Se volgete lo sguardo verso l’alto nella notte estiva del 7 luglio potrete vedere la scia della Via Lattea e le due stelle Vega e Altair avvicinarsi sempre di più.

Anche se al giorno d’oggi sono sempre di meno, in questi giorni davanti ai negozi, nei parchi, vicino ai santuari, e a volte (come oggi è capitato a me) in un’aula universitaria, i giovani alberi di bambù decorati con stelle di carta luccicanti e kimono di carta si muovono leggeri accarezzati dal vento; le strisce di carta colorata, i tanzaku, appesi ai rami con timidezza e trepidazione, custodiscono i desideri delle persone nell’attesa che gli Dei si avvicinino a leggerli ed esaudirli uno ad uno.

Ho sempre avuto molto cara questa ricorrenza, anche se non mi ha mai portato molta fortuna. Ma voi, questa sera, scegliete il vostro colore preferito, date una penna al cuore e affidate i vostri sogni alle stelle, che viaggiano nello spazio da milioni e milioni di anni. Loro sapranno cosa fare. Che i vostri desideri ~narimasu yōni 

笹の葉 さらさら       五色の短冊

軒端に ゆれる      私が書いた

お星さま きらきら     お星さま きらきら

金銀  砂子       空から見てる

« Le foglie di bambù frusciano
vicino le gronde ondeggiando
Le stelle luccicano
granelli d’oro e argento
Le strisce di carta dai cinque colori
ho già scritto
Le stelle luccicano
e ci guardano dal cielo. »

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心の琴線に触れる (kokoro no kinsen ni fureru) ~ ”Toccare le corde del cuore”

Interrompo i miei viaggi in questo blog per fermarmi a godere della bellezza della primavera che ormai si è vestita dei suoi abiti tradizionali qui a Tokyo. Probabilmente tutti gli appassionati di Giappone, ma non solo, conosceranno la pratica dello hanami: letteralmente “guardare i fiori”, una pratica che ha origini antichissime risalenti a più di 1000 anni fa e che durante il Medioevo giapponese ha preso le caratteristiche che conserva ancora oggi, seppur mutuate dai cambiamenti storici e sociali. Forse al giorno d’oggi molti giapponesi non amano il periodo dei ciliegi in fiore, perché a fine giornata i parchi si ritrovano sommersi da resti di cibo, teloni, buste e bottiglie, ma, appunto, i parchi sono sempre pieni fino a notte fonda.

Si festeggiano allegramente questi sakura, gli si rende omaggio come se fossero dei. Infatti, alcune teorie associano i ciliegi, che erano alberi esclusivamente di montagna, alla divinità delle montagne, che discendeva tra i campi di riso seduta su un petalo di fiore di ciliegio, diventando così la divinità delle risaie, che proteggeva e assicurava un buon raccolto. Al fiorire dei sakura i contadini si preparavano a piantare i semi di riso e offrivano alla divinità cibo e sake come segno di ringraziamento. (fonte: Kamikaze, Cherry Blossoms, and Nationalisms Di Emiko Ohnuki-Tierney)

Al significato di prosperità e fortuna (della tradizione shintō), si aggiunge quello buddhista della transitorietà della vita: 無常 (mujō) – tutto è mutevole, impermanente, come i fiori di ciliegio che esplodono di vita in pochi giorni per poi lasciarsi trasportare delicatamente dal vento verso un’altra esistenza, nella terra, nell’acqua, nell’aria. Nel breve corso della loro vita non sono mai eccessivi; delicati e perfetti non fanno rumore, eppure si fanno sentire. L’ho capito vivendoli davvero per la prima volta. Non si può rimanere indifferenti difronte alla bellezza dei loro colori, delle loro movenze leggere che le geisha tentano di riprodurre nelle loro danze.

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Mitaka Shinkawa

Una persona mi ha detto che i giapponesi diventano nostalgici quando i petali cominciano a cadere. “Toccano le corde dei loro cuori”. Un’altra persona mi ha detto che i giapponesi sono timidi, amano trasmettere i loro sentimenti attraverso le emozioni, senza troppe parole (感情に出したり本当の気持ちを言わないことが美しいと考えられています), un’altra ancora mi ha detto che i giapponesi sono sempre gentili. Io aggiungo che sono delicati, nella forma delle mani affusolate, negli occhi neri che stridono e si uniscono al bianco delle mascherine come lo yin e lo yang, nel silenzio all’interno dei treni nonostante l’ora di punta, nelle passeggiate domenicali di giovani coppie e famiglie a bordo delle loro bici semi-motorizzate in grado di trasportare fino a 3 bambini.

Inokashira kōen
Inokashira kōen

Così mi rendo conto che Sakura è tutto quello che è giapponese, nella sua unicità e difficile comprensione. Nell’imperfezione di ogni singolo fiore c’è la perfezione dell’attimo in cui tutto è al suo posto, è così perché così deve essere.

“One more time, one more chance” ~ https://www.youtube.com/watch?v=25-lY12SyJY ♪

きもかわいい (Kimo kawaii) – Yucky but cute

Il primo mese è passato. Di nuovo troppo in fretta ♣

Il tempo si porta via con sé anche il calore del sole e lascia spazio al colore degli alberi che si preparano per l’inverno.

Mi preparo anch’io. Senza fretta.

Alla fine imparerò a non avere fretta, proprio come il popolo di questo paese, che sebbene sia perennemente affaccendato tra scuola e lavoro, sembra non soffrire della frenesia che circonda le città dei paesi occidentali.

Così, tra gioie e dolori, continuo a scoprire le meraviglie di questo mondo in miniatura, popolato non solo da esseri dolci e carini ma anche dagli esseri “kimo-kawaii” – per meglio dire “disgustoso ma carino” (che unisce kimochi warui = “qualcosa che disgusta, che fa schifo” (abbreviato in kimoi) a kawaii (il classico “carino”)). Ho sentito per la prima volta quest’espressione al parco di Inokashira 井の頭公園 (non lontano da casa, che ho visitato due settimane fa con Kurumin!). La vocina innocente di una bimba che si rivolgeva ad un piccolo scoiattolo ha continuato a risuonare nella mia mente per tutta la giornata, come una litania. Ha un nonsoché di ritmico e musicale, non trovate?

Beh, pensando che fosse solo un’espressione infantile, cercando un po’ sui internet ho scoperto che anche questa è diventata una cultura come il classico “kawaii”, popolando il Giappone di esserini che non sono tanto belli ma che non si riesce proprio ad odiare!

 

57c59638afb402979d2068c0cb22317c0010010000072Loro sono nati nel 2006 dalla penna di Toshitaka Nabata, autore della “Kobito dukan” (letteralmente “Enciclopedia dei nani” – こびとづかん), libro illustrato per bambini che è stato poi trasformato in un videogioco per Nintendo. Come si fa a non volergli dare un benevolo pizzicotto sulle guance?!?

 

 

Quello che trovano estremamente kawaii però sono i “morumotto”, i nostri porcellini d’india. Facendo visita agli animali dello zoo del parco ci si imbatte in un recinto sempre affollato dove riposano (per modo di dire) decine di cricetoni di tutti i colori, che i bambini possono tenere in braccio per un quarto d’ora. Da vegetariana e animalista non sono d’accordo con questa “attività” che stanca i piccoli animali, anche se l’orario di visita è limitato a tre ore al giorno. La maggior parte degli occidentali lo troverà bizzarro, ma bisogna entrare nell’ottica e nella quotidianità dei giapponesi per capirli: molto spesso infatti non possono tenere animali in casa, sia perché sono molto piccole, sia perché le condizioni per l’affitto sono restrittive. L’unico modo per i bambini di approcciarsi agli animali e imparare ad avere rispetto per gli altri esseri viventi, soprattutto nelle città, è questo.

Mormotto desu
Mormotto desu

In realtà un altro modo c’è: passare il pomeriggio in uno dei café a tema che tanto vanno di moda in Giappone! Dai gatti ai conigli, dai gufi ai pappagalli (senza dimenticare caprette e rettili), il principio è lo stesso: stare in compagnia degli amili animali che più ci stanno simpatici in un luogo accogliente. Ovviamente il “servizio” è a pagamento e anche il servizio di ristoro è a tema con i “proprietari” del locale! La mia prima esperienza è stata con un usagi-café nei pressi di Kichijoji, dove l’atmosfera è riscaldata dalla presenza di 6 teneri coniglietti! Anche questa potrà sembrare una moda strana e poco rispettosa nei confronti degli animali, ma osservando con attenzione si può vedere qualcosa in più. Ogni coniglio ha il suo nome: le cameriere mettono a disposizione un libretto con la descrizione fisica e caratteriale di ogni coniglio. Anche loro vengono chiamati col suffisso “san”, che è sinonimo di rispetto in Giappone. E anche loro hanno il periodo di riposo e vacanza dall’attività di intrattenitori. Gli animali non sono trattati come degli oggetti, anzi, forse al contrario, sono fin troppo umanizzati, e per quello che ho percepito, vengono accuditi con amore come se fossero a casa!

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Usagi french toast and jinger-orange tea <3
Usagi french toast and jinger-orange tea ❤

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Ichiro-san
Ichiro-san

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E poi finalmente ho potuto incontrare quei mostri di pesci rossi giganti, più comunemente conosciuti come carpe (鯉 – koi)!!

Sono..sono.. kimo-kawaii!! http://eemoticons.net

Fanno un po’ paura nell’insolenza con cui cercano il cibo, ma si rimane incantati ad ammirare le loro movenze sinuose, sfiorando appena l’aria, boccheggiando come per dire qualcosa.

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tumblr_inline_ncmieoy6c01rpglid Alla fine arriva anche Halloween e anche l’università più prestigiosa del Giappone si trasforma!!

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With Domo-kun!

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∼ Gusto ∼    (Ormai mi sto facendo conoscere come Matcha Otaku!)  http://eemoticons.net

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2014.10.18 ~ A poco a poco (すこしずつ… sukoshi zutsu)

Ok. Piano piano comincio ad ambientarmi. Piano piano comincio a capire. Piano piano comincio a scoprire. Piano piano comincio ad amare Tokyo. Piano piano comincio a migliorare.

Sukoshi zutsu…Un po’ alla volta, quel poco che ogni giorno diventa sempre di più. Certo non è facile, ma quel che è sicuro è che non voglio arrendermi. 諦めない、絶対に!(akiramenai, zettai ni!) Se mi impegno con tutte le mie forze, tutti i miei sforzi saranno ripagati. Così oggi, per ben due volte, gli oracoli hanno predetto nei mikuji (御神籤 – letteramente “lotteria sacra” : bisogna scuotere  una scatola ed estrarre il numero che corrisponde a dei cassettini dove sono conservati i fogli con le predizioni. Ci sono vari gradi di fortuna/sfortuna e in caso di cattiva sorte si usa legare i fogli ai rami degli alberi (generalmete ad un pino, tradizione derivata dal gioco di parole tra la parola “matsu” di pino (松) e di aspettare (待つ). In questo modo la cattiva sfortuna attenderà presso l’albero piuttosto che attaccarsi a chi ha aperto il foglietto)).

Al Kaminarimon (Asakusa) e al Taito-ku shitamachi museum (Ueno)
Al Kaminarimon (Asakusa) e al Taito-ku shitamachi museum (Ueno)

Si, sembra che la visita ad Asakusa e Ueno oggi abbia portato buoni semi. Ora spetta a me farli crescere forti e rigogliosi!

Dopo una traversata in crociera lungo il fiume Sumida

Asakusa cruise Fiume Sumida Bridges at Sumida river CIMG7455

Sumida river siamo arrivati al Kaminarimon, il portale che da accesso alla via sacra verso il Sensōji (浅草寺), il più antico tempio buddhista in Giappone per le persone comuni. Secondo la leggenda, lungo le sponde del fiume Sumida sarebbe stata ritrovata una statua della dea Kannon nel 628 e nel 645 sarebbe stato eretto un piccolo tempio per la sua venerazione. Dopo aver attraversato il portone, su entrambi i lati della via si susseguono uno dopo l’altro tanti piccoli bazar di souvenir e cibi giapponesi.

Particolarità del luogo sono i ningyoyaki, dolcetti spesso ripieni di fagioli rossi che tradizionalmente hanno la forma dei volti delle 7 divinità della buona fortuna.

Kaminarimon (Asakusa)

Campane del vento
Campane del vento

Gamen - Maschere Gamen - Maschere CIMG7475 CIMG7476 CIMG7479
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CIMG7486 CIMG7489Ci siamo lasciati guidare dal delicato suono delle campane del vento che si faceva spazio nonostante il rumore della folla e poco più avanti, il suono della musica che accompagnava la danza del dragone d’oro a cui abbiamo assistito. Il nome ufficiale del tempio sarebbe Kinryuzan (Montagna del Dragone d’oro) poiché secondo un’altra leggenda, il 18 marzo (di un anno indefinito) apparvero improvvisamente vicino al tempio 1000 pini e tre giorni dopo un dragone d’oro lungo 30 metri discese sui pini dal cielo per poi scomparire per sempre. La danza viene eseguita ogni 18 marzo quando le immagini sacre del tempio vengono svelate al pubblico, e il 18 ottobre (oggi!), di buon auspicio per il Kiku-kuyo (servizio commemorativo per i crisantemi).

E poi i monaci hanno cominciato a pregare, intonando i loro canti monotòno. Non importa quanta gente ci fosse, quante voci si sovrapponessero tra di loro, per i pochi secondi a disposizione il tempo e lo spazio si sono fermata. Sono rimasta lì, incantata e pervasa dalla spiritualità che, nonostante il sovraffollamento, il luogo evocava.

Dragon dance at Sensoji
Musicians for the Dragon dance
Musicians for the Dragon dance

Anche questa magia però ha avuto effetto temporaneo e malinconicamente mi sono avviata con i miei compagni alla volta del parco di Ueno (上野公園). Una breve passeggiata e poi visita al Taito-ku Shitamachi museum , che al suo interno mostra una ricostruzione dell’antico quartiere e delle attività più comuni degli abitanti della città.

Tea time?
Tea time?

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Shinobazu pond (Ueno Park)
Shinobazu pond (Ueno Park)

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Lanterne
Lanterne

Gironzolando per le stradine di Ameyoko (Ameya Yokocho アメ横), quartiere dello shopping e del mercato, cosa scovo? Degli ottimi funghi che i vossignoria potranno gustare alla modica cifra di 42000 Yen (SOLO 400 euro circa!!).

今日、楽しかったね~

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Ma non è finita qui. In questi giorni ho avuto modo di visitare qualche quartiere della città. Tokyo non stanca mai, sorprende ogni volta come un arcobaleno dopo un giorno di pioggia. Per quanti possiamo averne visti, dopo ogni temporale alziamo lo sguardo verso il cielo speranzosi di vederne uno 🙂

Se abbiamo il coraggio di arrivare sotto l’arcobaleno, possiamo trovare meraviglie! Per esempio la mecca degli otaku parsimoniosi, chiamasi anche Mandarake, 20141011_164147a Shinjuku: un negozio di manga sotterraneo con lunghe file di scaffali pieni di manga (a basso costo, di seconda mano). Oppure un delizioso locale di okonomiyaki, che riproduce in tutto e per tutto una classe di scuola elementare! 

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お好み焼きを食べたい~
お好み焼きを食べたい~

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Poco più in là delle strade principali della città si scorgono gli alberi che nascondono il complesso templare del Meiji jingu, nei pressi della stazione di Harajuku. Passeggiando lungo il viale sacro, sulla destra si trovano in fila i barili contenenti i sake proveniente da tutte le parti del Giappone, e a destra le botti di vino di tutto il mondo donate al tempio. 

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Matrimonio Shinto

Prima di entrare al tempio, ricordatevi di purificarvi, lavando le mani e la bocca alle fontane poste appena prima dell’entrata.

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Meiji jingu Torii
Meiji jingu Torii
Sake
Sake

A Ochanomizu (御茶ノ水)quartiere vicino al centro della città attraversato dal fiume Kanda, lungo la Meidai-dōri, si trovano uno dopo l’altro diversi negozi di chitarre, di tutti i tipi e di tutti i prezzi! 

(foto tratta da Flickr)

Last but not least… un’anticipazione di un autunno che sta bussando alle porte della città che ci metteranno ancora un po’ prima di aprirsi completamente e un esempio di ciò che rende “kawaii” questo Paese – un autobus decorato con disegni manga!http://eemoticons.net

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Kawaii bus
Kawaii bus

~ Random pictures ~

Ochanomizu river
Ochanomizu river
Shinjuku skyscrapers
Shinjuku skyscrapers
Shinjuku
Shinjuku

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Uno dei pochi negozi a Ochanomizu che non fosse di sole chitarre!
Uno dei pochi negozi a Ochanomizu che non fosse di sole chitarre!
Cosa c'è di più gratificante dell'essere ringraziati per aver usato la carta igienica ogni volta? (In sovrimpressione sul cartoncino: "mai dō arigatou gozaimasu"
Cosa c’è di più gratificante dell’essere ringraziati per aver usato la carta igienica ogni volta? (In sovrimpressione sul cartoncino: “mai dō arigatou gozaimasu”

~ Gusto ~ 

Ovviamente continua la mia sfida col matcha! Nuove delizie si aggiungono alla mia lista del “provato”! http://eemoticons.net

Matcha biscuits
Matcha biscuits
Un cuore green!
Un cuore green!
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Mega bombolone al matcha !! ❤
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Mochi ❤ !!
Onigiri handmade
Onigiri handmade

Continuano anche gli esperimenti nuovelle cousine con i mochi ricoperti di alga nori e contorno di insalata e gli onigiri di cetrioli e daikon (o anche ravanello cinese), con decoro di polvere di umeboshi (prugne salate)!

2014.10.10 ~ Don’t waste your time

Anche il decimo giorno della mia vita da Tokyota sta arrivando alla fine.

Dopo i primi giorni di assestamento e confusione, una settimana è passata in fretta, ma l’assestamento e la confusione sono rimasti 😯 Si, documenti, application form e pagamenti vari sono sempre lì ad aspettarti nella tua mail box o in uno degli uffici di riferimento. Ma…It’s ok, we can do it!

At Shibuya
Hachiko statue in Shibuya

E poi la vita da exchange student non è solo studio e lavoro. Capperi, Susy, sei in Giappone per la prima volta nella tua vita e non devi assolutamente sprecare il tuo tempo!  Ed eccomi allora a Shibuya (渋谷), ultima stazione della mia amata linea Keio (forse una delle più sfigate, ma anche una delle meno affollate – Si, non ho ancora incontrato nessun addetto intento a spingere la gente dentro ai treni!). Appena fuori dalla stazione c’è Hachiko, nell’immortale attesa del suo padrone, da anni intento ad osservare i migliaia di passanti che ogni giorno gli passano accanto.

Shibuya street

Poco più in là c’è l’incrocio più affollato del mondo…troppo poco affollato!!! Sarà stata l’ora (circa le 2 del pomeriggio) o il giorno, ma nulla, se non i raggi a strisce sull’asfalto, lasciava intendere che fossi nel fantomatico luogo che tante volte ho visto nelle foto o nei video pieno come un formicaio  (Sembra che stia vivendo il Giappone al contrario, o cosa?!?) Comunque preferisco godermi questa Tokyo “umanizzata” e perdermi per le stradine sconosciute che timidamente si diramano dalle vie principali dei quartieri più famosi. Si possono scoprire piccole (e grandi) meraviglie! Come questo piccolo tempietto: Chiyoda Inari Jinja (千代田稲荷神社), costruito per la prima volta nel 1457  e ricostruito a Shibuya dopo il grande terremoto del Kantō (ribattezzato Nakagawa Inari Daimyojin – 中川稲荷大明神) con tanto di Torii, campana e bacheca con le preghiere dei visitatori. 20141006_162915 20141006_162937 20141006_162919 20141006_162911 20141006_163002 20141006_162840 Chiyoda Inari Jinja

Ritornando sulla via principale, in uno store con diversi negozi ho trovato la Mecca dei musicisti (o per meglio dire chitarristi, sopratutto rockettari e punkettari)!! 4 o 5 stanze dall’orizzonte indistinguibile piene di chitarre di ogni tipo, colore e forma esposte e pronte per essere provate! Ho dedotto che i giapponesi sono abbastanza fissati con le chitarre più che con gli altri strumenti, visto che ho intravisto qualche altro negozio simile. Potrebbe essere un interessante spunto per investigare che tipo di aspetto sociale è implicato in tutto ciò! (Si faccia avanti senza timore chi vuole approfondire il discorso :P) .  20141006_160133 20141006_160127 20141006_160100

In un altro pomeriggio libero sono andata in esplorazione dei dintorni del mio dormitorio, costeggiando il Senkawa alla volta dei parchi lungo il fiume, lungo il quale si trovano quelli che immagino siano alberi di ciliegio

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Fiume Senkawa

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Non aspetto altro che vederli fiorire in primavera! Non lontano scorgo un altro tempio: Il Katsubuchi Jinja (勝淵神社) e sulla strada per il parco il pavimento è decorato con gli animali dello zodiaco cino-giapponese.

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The Dragon

Mi addentro ancora più i là, dove non si sente più il rumore delle macchine e anziani e ragazzi portano a passeggio i loro cani. Sembra di stare in un piccolo villaggio di agricoltori, come quelli che tante volte ho visto nei film di Miyazaki, dove il silenzio è rotto solo dal canto delle cicale e dal vento che muove le foglie; ma tengo sempre bene in mente che sono a Tokyo. Tokyo! Una delle più grandi metropoli del mondo, supertecnologica e superaffollata. Questa è una delle contraddizioni del Giappone (e di Tokyo sopratutto) che amo di più. Dopo un po’ non ci si stupisce più di trovare un campo di riso in mezzo ad un parco o proprio accanto ad un negozio di elettronica.  20141008_161724 20141008_161659 20141008_161338 20141008_162911 Maruike-no stao Park

Quello di cui mi sono stupita però, è stato vedere dei bambini intenti a giocare e prendere in mano rospi/rane giganti. Oh-my-god, esistono davvero!!! E sono grandi e grosse come una tazza da latte!! 😯 (Purtroppo però non ho nessuna foto come prova al momento >__<)

So che sarà uno shok anche per voi che leggerete questo post, quindi da qui in poi vi ci lascio riflettere su almeno per un po’. 🙄


 

~ Cibo section ~

20141007_140734 20141008_064729La matcha-maratona continua!! Qui a fianco una sorta di cheescake al matcha e burro!

In più comincio a fare esperimenti culinari italo-giapponesi! Itadakimasu =)

Matcha udon con alghe e zuppa di miso
Riso giapponese con fagioli verdi saltati in padella con olio, salsa di caramello e formaggio
Noodls di soia con miso e verdure

2014.10.01 〰 Da qui cominciano i ricordi…

Sono passati 5 anni da quando, cercando gli studi che facessero per me, ho visto nel sito di Studi Orientali il link alle domande per le borse di studio in Giappone. Ricordo che mi si illuminarono gli occhi, come nei manga! ☆ ⋆キラキラ(kira kira) ⋆ ☆  Mi è bastato un minuto per decidere che quello sarebbe stato il mio obiettivo. Ed eccomi qui, cinque anni dopo, bella e cresciuta ma con un mondo di cose da imparare ancora, in viaggio verso Est, lì dove sorge il sole. ✈ ☼

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Come ha detto un mio caro amico, mi prendo una pausa dall’Occidente. Quanto ne avevo bisogno!

Cinque giorni fa ancora non ci credevo: il lungo viaggio, il jet lag, l’adrenalina e la preoccupazione della partenza mi avevano stordita come una pozione magica…. Ma si, ero in GIAPPONE, nella terra dove tutto è possibile! E si, stavo per iniziare la mia nuova vita da studentessa straniera per un anno!! (。❤‿❤。)

Forse è difficile amare il Giappone incondizionatamente, con le sue infinite contraddizioni…Ci vuole tempo e tanta pazienza, bisogna imparare a conoscerlo prima, forse anche arrivare al punto di odiarlo per poi accettarne tutti i difetti e infine riuscire a capirlo solo con uno sguardo, proprio come degli innamorati. Aspettare è un’arte, e come tutte le arti si impara praticando, praticando e praticando… Non ho fretta, voglio arrivare a bere fino all’ultima goccia di questo infuso d’amore e spero di riuscire a farlo bere anche a chi mi leggerà!

The dancing could begin ✽


2014.10.1-2-3

Sarò una studentessa della 東京大学 (Tokyo Daigaku – Università Imperiale di Tokyo) per un anno e vivrò al Mitaka Hall of Residence, a Shinkawa.

I primi tre giorni sono stati veramente duri! Con un giorno di viaggio alle spalle, pochissime ore di sonno e la necessità di dover cambiare lingua in pochi minuti in base alle necessità e alle persone, appena arrivata mi sono sentita persa. Ma è bastato fare amicizia con gli altri studenti stranieri per rincuorarmi e impegnarmi ad andare avanti!

Appena arrivati ci hanno accolto i tutor (studenti giapponesi dell’università), che ci hanno mostrato le nostre camere, ci hanno spiegato come funziona il dormitorio (le regole, i pagamenti, i servizi disponibili, ecc.) e…rullo di tamburi…ci hanno riempiti di documenti!! Si, in pochissimo tempo ho capito che qui in Giappone ci vogliono dei documenti e dei pass per tutto: deve essere tutto registrato e mi rendo conto di quanto siamo fortunati noi studenti stranieri, avendo un visto e un’università che ci tutela. Non avremmo avuto modo di conoscere tutte le procedure necessarie per avere i diversi documenti altrimenti.

Buildings at Mitaka Hall Residence
Buildings at Mitaka Hall Residence
There a lot of cats in Mitaka Hall Residence!
There a lot of cats in Mitaka Hall Residence!
Bycicle parking at Mitaka Hall Residence
Bycicle parking at Mitaka Hall Residence

Ad ogni modo, alla fine sono riuscita ad arrivare in camera: terzo piano (riservato alle ragazze) del building B, in una stanza di 13 m2 tutta per me! Potrà sembrare piccola e scomoda, in realtà non lo è così tanto! Il bagno è piccolissimo con doccia, wc e lavandino nello stesso stanzino di 1×1 m, ma se non fosse per la posizione del lavandino all’angolo che mi costringe a estendere le capacità del mio busto in diagonale, non manca niente! Il bottoncino del ventilatore che dovrebbe asciugare il pavimento in un’ora non non è granch’è d’aiuto, ma grazie ai canaletti al bordo del box l’acqua scivola nello scarico senza allagare la stanza ✓ ! Tutti i piani sono dotati di una stanza con lavatrice e asciugatrice, ma per risparmiare un po’, visto che oltre che i documenti, sono necessari anche i soldi per fare (quasi) ogni cosa, ci si ingegna come si può!Da notare che in Giappone non conoscono l’esistenza di detersivi per lavare la biancheria a mano. Dato che ho dovuto ripiegare su un “normale” detersivo per la lavatrice, la tutor che mi ha accompagnata al supermercato si preoccupava che fosse abrasivo per le mani, ma non sono state mai così lisce e morbide come qui!

Ah! Devo ancora capire se esiste e sotto quale forma si cela il detergente intimo! Sarà un tabu (X) ?!?

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Il secondo giorno abbiamo scelto le nostre bici al campus del dormitorio! Qui si usa molto andare in bici (che sono considerati veicoli come le auto e sono soggette alle stesse regole), ci sono ovunque e bisogna stare attenti sia quando si è alla guida che quando si cammina! Io adoro andare in bici qui e attraversare le strade calme della città, anche di notte, quando non si respirà per l’umidità e il leggero vento dato dalla velocità mi accarezza il viso e rigenera i sensi. Mi ha colpito molto la calma di questo popolo, anche per le strade. Se non lo vedi, se non lo vivi nella quotidianità può sembrare una leggenda, ma non si sentono rumori per le strade, la gente non grida e non schiamazza, neanche nei posti affollati. Persino i cani e i gatti sembrano invasi da questa calma surreale! In quanto italiana credo di percepirne maggiormente la differenza rispetto al mio paese.

Il terzo giorno tutti al campus universitario di Komaba! Più di dieci persone di ogni nazionalità in fila per due, così ordinati da suscitare tenerezza in un’anziana signora seduta su di una panchina, che al nostro passaggio ha mormorato tra sé e sé quel “kawaii” con tanta sincerità e amorevolezza che avrei voluto abbracciarla!20141003_09370420141003_093204 20141003_093148

Komaba campus entrance
Komaba campus entrance

Al campus abbiamo passato ore e ore di spiegazioni di corsi, servizi e quant’altro e naturalmente come non aspettarsi un bel check-up medico completo in un’ora circa?!

La cosa più strana era il raccoglitore di urine…E’ in questi momenti che mi chiedo “Ma perché sono così ingegnosi e complicati allo stesso tempo?!?” In foto la dimostrazione! Un semplice raccoglitore di carta/plastica da cui aspirare le urine premendo la bottiglietta in dotazione! Semplice no?! Un po’ meno se si prova l’esperimento fuori casa -__-” E frustrante dopo aver scoperto che si poteva benissimo raccogliere al momento del chek-up in un normalissimo bicchiere di carta perché tanto veniva analizzato subito !!  Anyway, ho apprezzato molto la cura e l’efficienza con cui ci hanno visitato. Una delle infermiere, vedendomi forse un po’ imbronciata si è scusata per l’attesa!

Sembra talco ma non è...!
Sembra talco ma non è…! 

Sulla strada per per la stazione centrale più vicina (Kichijoji) che cosa ti trovo? Il parco di Inokashira e questo cartello —>

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A sole due pedalate da casa, il Ghibli Museum!!! ❤❤❤❤❤❤ Il sogno della mia vita…e di qualcun’altro (vero Anna?!?).

Inokashira park
Inokashira park

♨ In quanto a cibo, essendo vegetariana e vivendo in un paese che campa di riso, tè e pesce, mi devo ancora ambinetare, ma in compenso ho iniziato la collezione di ogni sorta di cibo e bevanda al 抹茶 (Matcha) !! Matcha-latte, biscotti, salse e persino gli udon al matcha! Un’oasi sempreverde per le mie papille gustative!!!

Some japanese food
Some japanese food
Matcha udon!
Matcha udon!

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Biscuits with matcha cream
Biscuits with matcha cream
Matcha sauce
Matcha sauce
Matcha biscuits
Matcha biscuits
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Frog smile with soap!

E per finire…ultimo acquisto kawaii dallo Hyakuen shop (tutto a 100 yen – meno di un euro!!) —>

Aspettando il tifone e la festa per gli studenti stranieri, per oggi mi fermo qui!       .:。✿Stay tuned・✿.。.:*