風鈴の音色 ~ I colori del vento

Luglio sta per terminare, l’estate giapponese invece è appena iniziata. I ragazzi si preparano per i 夏合宿 (natsu gasshuku), i campi estivi dei propri club universitari. Dopo un altro semestre di studio matto, tra una pennichella e l’altra in biblioteca, finalmente è arrivato il momento di divertirsi (senza dimenticare però le attività dei club :P) e di stringere amicizie condividendo il tempo insieme, facendo le stesse esperienze al di fuori della scuola.

Io invece, che ho abbandonato i club a cui mi ero iscritta ormai da diveri mesi, mi preparo ad un altro viaggio più lungo. Intanto però mi godo i suoni, gli odori e i colori di un’estate umida, scandita dal canto delle cicale a volte troppo assordante. Gli ombrelli trasparenti fanno posto ai ventagli di plastica riposti accuratamente in un cestino davanti ai negozi. 「ご自由に取ってください」(Go jiyū ni totte kudasai) – “Prendeteli liberamente”. L’efficienza e l’accorgimento per le piccole cose che però possono cambiare il corso della giornata (pensate al caso in cui state smoccolando appena usciti dalla stazione e vi accorgete di non avere alcun oggetto simile a un pacchetto di fazzolettini. Ecco che arrivano gli omini e le donnine vestiti di rosso, giallo o in elegantissimo completo, pronti a soccorrervi con pile di fazzolettini!) non finiranno mai di stupirmi in questo Paese.

Uno dopo l’altro si susseguono i 祭り(matsuri), i festival che celebrano fiori, animali, tradizioni. Ho aspettato trepidante l’estate per questo. Tra danze e campane del vento cammino tra la gente e gli stand di yakisoba, yakitori, dolci vari che mi investono e mi attirano col fumo dei cucinotti in azione. Nel weekend il 盆踊り祭り (Bon odori matsuri), la festa della danza per gli spiriti. Di regione in regione, musiche e movimenti diversi vengono eseguiti per rendere omaggio alle anime degli antenati che vengono a fare visita ai loro cari in questi giorni particolari. Ci vado con la mia “ホームビジットの母”, una dei tanti volontari che accettano nelle loro case dei giovani stranieri in cerca di identità culturali diverse dalle loro. Lei e le altre simpatiche signore tentano di farmi partecipare alla danza, ma si arrendono all’evidenza della mia totale incapacità a muore un passo senza rendermi ridicola XD Intanto (era il 18 Luglio) nei cieli di Tokyo compare all’improvvviso un arcobaleno, e poi due. Due grandi semicerchi dalle sfumature inconfondibili fanno da cornice ad un tramonto senza più pioggia, abbracciando l’intera città. Per fortuna ci si dimentica della mia goffaggine e tutti alziamo lo sguardo al cielo, godendo con tutti i sensi di un pomeriggio di festa, mentre i taiko scandiscono il ritmo dei battiti del cuore.

Niji above Tokyo

Non mi fermo, e il giorno dopo faccio visita a due templi per uno dei miei festival preferiti: il 風鈴祭り(fūrin matsuri), la festa delle campanelle che tintinnano al vento. E’ il suono dell’estate, di un’estate giapponese che ho sempre sognato.

La storia dei fūrin risale ai tempi dell’antica Cina, dove venivano utilizzati dagli indovini per predire la fortuna in base alla direnzione del vento e al suono che producevano le campane. In Giappone la loro funzione è cambiata e venivano appese ai quattro angoli dei templi per scacciare gli spiriti cattivi. Quando diventarono popolari cominciarono ad essere prodotti in diversi materiali e forme. Uno dei più comuni diventò il vetro, diffusosi da Nagasaki quando gli stranieri insegnarono la tecnica di lavorazione di questo materiale ai giapponesi.  (fonte: http://nihon-ichiban.com/2012/07/22/an-overview-on-japanese-furin-glass-wind-chimes/). Al giorno d’oggi non solo i templi, ma le case e i negozi sono adornati con tante di queste campanelle dal suono nostalgico e rilassante, diventando uno dei simboli dell’estate giapponese.

Vado alla loro ricerca e internet e il mio istinto mi portano molto lontano da casa mia, dove c’è lo Ikegami Honmon-ji, complesso buddhista della setta Nichiren, dove si dice che Nichiren stesso sia morto. In questo luogo per pochi giorni 500 campane in gisa si lasciano accarezzare dal vento, raccontando storie silenziose ai visitatori. Nel primo pomeriggio il tempio è tranquillo, pochi giapponesi che passeggiano senza fretta e io, l’unica straniera come spesso accade in posti poco conosciuti e lontano dal centro. DSC_9827Ero ancora a testa in sù incantata dalle campane quando si avvicina una piccola signora con in testa un cappello a visiera rigida. Mi parla in inglese, con timidezza ma coraggio. Le rispondo in giapponese e le si stampa un largo sorriso sul viso. E’ una guida del luogo, volontaria (non è raro incontrarle in Giappone. Anche a Nara, nonostante la pioggia battente ne ho incontrata una). Ho tempo, decido di farmi guidare da lei e scoprire qualcosa in più di quel luogo. Mi porta a visitare la Soshi-dō, la sala principale, dove si trova una piccola statua di Nichiren, poi alla Pagoda a 5 piani e al Tahōtō, lo stupa rosso costruito per conservare le ceneri del monaco. Rimango a guardarlo per un pò, affascinata dalle forme bombate che prendono le distanze dal resto del complesso. Si dice infatti che sia l’unica struttura di questo genere in Giappone. Osservo e ascolto. La guida parla, mi spiega e continua a meravigliarsi di me occidentale interessata al Buddhismo e alla sua storia. Mi parla come se fossi del luogo, chidendomi di cose che non posso sapere e si scusa perché a parlare così liberamente si era dimenticata che non fossi giapponese. Sorrido e dentro di me cresce un pò di orgoglio. A volte basta poco per sentirsi vicini, basta ascoltare e saper capire. Altre volte invece i cuori sono così lontani che non bastano parole né silenzi per legarli.

Mi allontano dalla quiete dello Honmon-ji per recarmi un pò più a Nord, al Kawasaki Daishi, dove le campane non sono 500 ma molte molte di più, così come la gente! E’ un tripudio di suoni e di colori, un bazar di sogni dove ognuno può scegliere il suo, che può essere uguale agli altri nella forma, ma la sostanza è intrisa della personalità di ognuno. Tante coppie di giovani giapponesi in yukata che scelgono con pazienza il loro fūrin, toccandoli leggermente col dito per sentirne i suoni e dare via al concerto.

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Anche per quel giorno il sole comincia a spegnersi dientro il cancello che dà accesso al tempio. La gente continua a passeggiare mentre io mi allontano con un sogno da riempire con la mia esistenza.

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Il mio vicino di casa…Totoro! ~ 私の隣の…トトロ

I have been a fan of Miyazaki and his characters since I started to be interested in Japan years and years ago. My favorite was Totoro. That big friendly kind of bear with big teeth, not for eating better but for smiling better, always came to my mind as guardian of nature and human beings. I couldn’t never imagine that one day I would meet him for real, and that I would live not far from his “house” and even more, I couldn’t imagine that it would be in Tokyo.

From the last six months, in the rush of every day, no matter what would happen, the first “good morning” I say is to Totoro. My silent unchanging friend would be at the same place at every time, waiting for me and other thousands people who came to visit his world.

This is the Tokyo where I found a refuge from the no more unreal caos of a city that never sleeps. 

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Tanabata matsuri 七夕祭り ~ La festa delle stelle

  昔々、天に神様が住んでいました。娘が一人いて、名前はおりひめでした。おりひめはとてもまじめで、毎日、朝早く起きてはたを織っていました。ある日、神様は思いました。「おりひめはもう大人だ。結婚したほうがいいだろう。」神様はまじめな男の人を見つけました。天の川の向こうに住んでいる人で、名前はひこぼしでした。ひこぼしは牛を使って、畑で働いていました。

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おりひめとひこぼしは結婚しました。二人はとても好きになりました。いつも一緒にいて、ぜんぜん働きませんでした。神様は怒りました。でも二人は仕事をしませんでした。神様はとても怒って、おりひめを家に連れて帰りました。

二人は別れなければいけませんでした。おりひめはひこぼしに会いたくて、毎日泣いていました。神様は二人がかわいそうだと思って、言いました。「おりひめ、ひこぼし、あなたたちは一年に一度だけ会ってもいい。それは七月七日の日、天の川の向こうに行ってもいい。でも、朝までに帰らなければいけない。」一年一度、七夕の夜におりひめとひとぼしは会います。二人の願いはかなうのです

この日、日本人は赤や青などいろいろな色のたんざくに願いを書きます。七夕の日の願いはかなう人々は言います。

Tanto tempo fa il Cielo era abitato da un Dio che aveva come prole un’unica figlia dal nome Orihime. Ella, molto diligentemente si svegliava ogni giorno molto presto e filava. Un giorno il Dio pensò che ormai la figlia era diventata grande e che avrebbe fatto bene a sposarsi, così le trovò un ragazzo serio, che abitava sull’altra sponda della Via Lattea. Il giovane si chiamava Hikoboshi e lavorava nei campi con l’aiuto dei buoi.

I due si sposarono e il loro amore crebbe ogni giorno di più. Sempre insieme felici e spensierati, si dimenticarono dei loro doveri. Il Dio del Cielo si arrabbiò, ma i giovani continuarono a non lavorare. Il Dio si arrabbiò ancora di più e riportò a casa la Principessa Ori, constringendoli a separarli. Orihime, desiderosa di incontrare il suo sposo, piangeva ogni giorno. Il padre si impietosì e disse: “Orihime, Hikoboshi, vi concedo di incontrarvi una volta all’anno soltanto. Il settimo giorno del settimo mese, potete attraversare la Via Lattea per vedervi. Ma al mattino dovrete tornare a casa “. Il loro desiderio fu esaudito e da allora si incontrano ogni anno nel cielo.


20150707_120756Se volgete lo sguardo verso l’alto nella notte estiva del 7 luglio potrete vedere la scia della Via Lattea e le due stelle Vega e Altair avvicinarsi sempre di più.

Anche se al giorno d’oggi sono sempre di meno, in questi giorni davanti ai negozi, nei parchi, vicino ai santuari, e a volte (come oggi è capitato a me) in un’aula universitaria, i giovani alberi di bambù decorati con stelle di carta luccicanti e kimono di carta si muovono leggeri accarezzati dal vento; le strisce di carta colorata, i tanzaku, appesi ai rami con timidezza e trepidazione, custodiscono i desideri delle persone nell’attesa che gli Dei si avvicinino a leggerli ed esaudirli uno ad uno.

Ho sempre avuto molto cara questa ricorrenza, anche se non mi ha mai portato molta fortuna. Ma voi, questa sera, scegliete il vostro colore preferito, date una penna al cuore e affidate i vostri sogni alle stelle, che viaggiano nello spazio da milioni e milioni di anni. Loro sapranno cosa fare. Che i vostri desideri ~narimasu yōni 

笹の葉 さらさら       五色の短冊

軒端に ゆれる      私が書いた

お星さま きらきら     お星さま きらきら

金銀  砂子       空から見てる

« Le foglie di bambù frusciano
vicino le gronde ondeggiando
Le stelle luccicano
granelli d’oro e argento
Le strisce di carta dai cinque colori
ho già scritto
Le stelle luccicano
e ci guardano dal cielo. »

一期一会 – Parte 2(a)

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Osaka 2014  (Foto su Flickr)

26-30 Dicembre 2014 大阪、神戸 – Ōsaka, Kōbe Dopo la magia del mistico Kōyasan, arrivo nella vivace Ōsaka, fin da tempi più antichi capitale commerciale del Giappone. Where_is_Osaka La differenza con la capitale vera e propria è subito percepibile, a cominciare dal lato per salire le scale: nella città del Sud ci si mette in fila sulla destra o non si sta proprio in fila! Questo “adattamento” alle usanze occidentali avvenne quando fu scelta come sede per l’Expo 1970 (日本万国博覧会 Nihon bankoku hakuran-kai), la prima esposizione mondiale mai tenuta in un paese asiatico. Con i suoi 2.6 milioni di abitanti, ospita il 15,6% di tutti i non-giapponesi residenti in Giappone. Ricca di storia, cultura e tradizione culinaria, Ōsaka rappresenta ancora un’importante meta per giovani e non. Il mio tour inizia dalle vicinanze dell’Hotel Taiyo, a due passi dalla fermata metro Dōbutsuen mae, non molto lontano dalla Tsūtenkaku Tower(通天閣), la “Torre che tocca il cielo”, conosciuta tra gli abitanti come la “Naniwa’s Eiffel Tower” (Naniwa è uno dei 24 quartieri), simbolo della città originariamente progettata e costruita sul modello della Tour Eiffel nel 1912, ma distrutta da un incendio nel 1943. Poco più di 10 anni dopo venne inaugurata la nuova struttura a forma ottagonale. Al quinto piano è esposta la statua di Billiken, personaggio ideato nel 1908 dall’illustratrice americana Florence Pretz a seguito di un suo sogno. Da sempre questo elfo dal sorriso malizioso (ride o è arrabbiato?!) è conosciuto come il “Dio delle cose come dovrebbero essere”. In Giappone la prima e la più famosa rappresentazione del Billiken fu situata nel 1912 nel Luna Park di Shinsekai a Ōsaka.. Divenne un popolare souvenir del parco, rappresentato in forma di bambola e manju (morbido dolce ripieno di pasta rossa). Quando il parco venne chiuso nel 1923 la statua lignea del Billiken andò perduta.Quella che oggi si trova nella Torre dal 1980 è solo una replica. Faccio un giro al Tennōji Park, che purtroppo trovo in stato di simil-abbandono per via dei lavori in corso, e camminando lungo la Tanimachisuji street arrivo quasi al tramonto allo Shitennōji 四天王寺 (Il tempio dei Quattro Re Celesti), uno dei complessi di templi buddhisti più antichi del Giappone, fondato nel 593 dal Principe  Shōtoku , che supportò l’introduzione del Buddhismo nel Paese. Come per la maggior parte dei templi, anche questo fu distrutto più volte nel corso dei secoli da vari incendi, ma venne ricostruito sempre secondo il modello originale. L’entrata del Gokuraku-jodo Garden è a pagamento, ma essendo arrivata tardi non ho potuto accedervi.       Sito ufficiale: http://www.shitennoji.or.jp/ Mi perdo per le strade illuminate di Namba 難波, prima di raggiungere Dōtonbori 道頓堀, storicamente distretto teatrale e oggi meta notturna più amata dai turisti, via che si estende lungo l’omonimo canale. La gigantesca insegna animata della “Glico”,che rappresenta l’immagine di un uomo vittorioso che raggiunge il traguardo, è considerata uno dei simboli della città. Con i suoi locali che si affacciano sul lungofiume fa venire in mente lo scenario di una città francese in versione supertecnologica, e poco ci si stupirebbe se all’improvviso da lontano si distinguesse il suono di una fisarmonica. Sulla via del ritorno, attraversando Ebisubashi-suji Shopping Street, mi impressionano le insegne 3D dei ristoranti, con granchi e draghi giganti pronti ad accoglierti nelle loro dimore (per mangiar(ti)li meeeglio!). Il giorno seguente inizia prestissimo la maratona di musei e luoghi d’interesse sfruttando l’Osaka Amazing Pass di un giorno (2300 yen), che mi dava accesso a qualsiasi mezzo, entrate gratis ai musei e svariati coupon per cibo e shopping. Prima di raggiungere lo Ōsaka-jō 大阪城, il castello della città (situato a Nord-Est), sbagliando strada riesco a vedere per caso la City Central Public Hall (vicino la stazione di Naniwabashi, un po’ più a Ovest). Il Castello risale al 1583 (anche se incendiato e ricostruito più volte), fatto costruire da Toyotomi Hideyoshi, nell’area dove prima sorgeva il tempio di Ishiyama Hongan-ji, distrutto dall’armata di Oda Nobunaga. Oggi l’interno ospita un museo relativo alla storia della città e del castello e dall’ultimo piano (l’8°)si può godere una magnifica vista di Ōsaka a 50 m di altezza. All’uscita del parco del Castello, attraversando la strada ci si ritrova il Museo di Storia 大阪歴史博物館。Se pensate di non entrarvi per paura di annoiarvi, sbagliate di grosso. Il viaggio nel tempo inizia dal 10° piano, dove si può camminare nella parziale ricostruzione in scala reale del Daigokuden, antico palazzo del periodo Nara, insieme ai suoi funzionari e alle sue cortigiane. Si atterra al periodo Edo, grazie alla guida del burattino del teatro Bunraku e a quella dei volontari che sono felicissimi di approfondire la storia – in giapponese – e insegnarvi a giocare al Tōsenkyō 投扇興, il lancio dei ventagli. Il gioco, che risale al XVIII sec. circa, consiste nel colpire un bersaglio a forma di foglia di albero di Ginko (chō = farfalla), posto su un piedistallo di legno chiamato makura (= cuscino). Il giocatore si siede in ginocchio ad una distanza di circa 1 metro e lancia il ventaglio (ōgi). I nomi di farfalla e cuscino derivano dal fatto che il gioco sarebbe nato per opera di un giocatore d’azzardo di Kyoto, che, disturbato durante il sonno da una farfalla che persistentemente svolazzava intorno al suo cuscino, tentava di allontanarla lanciandole contro un ventaglio. Per saperne di più: http://www.tosenkyo.net/whats-e.htm Qui un video con sottotitoli in inglese: https://www.youtube.com/watch?v=OvNF-vwM7_M Scendendo ci si immerge in un vero e proprio sito archeologico, dove grandi e piccoli si divertono a risolvere enigmi, scoprire reperti e completare progetti. Ancora più giù si può ammirare il panorama della città del XIX-XX sec. Penultima tappa del giorno al Sakuya Konohana kan Botanic Garden ,  allo Tsurumi Ryokuchi Park, molto più a Est del Castello. Ne è valsa la pena: con circa 15.000 piante di 2.600 specie da tutto il mondo, questo giardino offre l’opportunità di imparare la magnificenza della natura e le sue differenze. Anche qui ho incontrato una guida: una simpatica giardiniera che mi ha spiegato la particolarità della Plinia caulifora (Jabuticaba), albero originario del Brasile, i cui fiori (bianchi) e frutti (bacche generalmente nere), molto delicati e dalla vita breve, crescono direttamente sul tronco. Raccontandomi di tutte le specie di Hibiscus presenti nel giardino, mi ha trasmesso tutto il suo amore per quelle piante e tutta la dedizione e la pazienza che ci mette, insieme agli altri dipendenti, per farle crescere sane e belle. La specie dai fiori gialli, mi è stato detto, è stata trapiantata per talee e per fiorire ci ha impiegato parecchi anni. Dal vivo si potevano riconoscere i rami e le foglie più giovani, più grandi rispetto a quelle più vecchie. Un’altra pianta che ha catturato la mia attenzione è stata la Chorisia speciosa (o Ceiba speciosa): un albero originario dell’Argentina, dal tronco rigonfio nella parte inferiore e dotato di grosse spine coniche. I frutti contengono un simil-cotone, che in realtà è una fibra bianca nota come “falso kapok”, che viene utilizzata per realizzare imbottiture (fonte: Wikipedia). In serata mi sono goduta la vista della città notturna dal Floating Garden Observatory , un grattacielo alto 173 m, che offre una vista a 360°, anche a cielo aperto, su una piattaforma illuminata, pensata per le coppiette che vogliono trascorrere un momento romantico tra stelle e luci. image Guardare il mondo dall’alto è una cosa che ho imparato a fare in Giappone. Vedere la fitta ragnatela di ferro e luci, sentire il cuore della città che pulsa. Vedere quello che quei piccoli animali chiamati “umani” hanno costruito nel tempo. E sentirsi piccoli, piccoli come insetti che si affannano nel gioco dell’illusione chiamata vita. ∧_∧ (。・ω・。)つ━☆・。 ⊂   ノ    ・゜+. しーJ   °。+ *´¨) .· ´¸.·´¨) ¸.·¨) (¸.·´ (¸.·’

異文化のこと ~ 冬休みに経験した文化の違い

日本で始めて過ごした冬休みは私の文化だけでなく、日本のともすこし違うと思う。イタリアでクリスマスの日は宗教的と伝統的に大切な祭日なので、皆さんは家族と一緒に過ごすのは普通である。私も25年間中でいつもそのようにしたが、今年ははじめて一人だった。そのせいか、特別な量今日して決めた。

それで、クリスマスの前日は世界遺産の高野山に行って来た。何の方法も家族と友達を届いたいと思って、一番いいことは祈(いの)りだと思ったのである。

イタリアの住民はだいたいキリスト教徒なので、クリスマスの夜にイエスの誕生日のために教会に祈願する。クリスマスの日家族の皆さんは一緒に昼ご飯を食べて、クリスマスツリーの横にプレゼントを交換する。よかったら、友達とも特徴的なゲームをして、一番人気なのはトンボラというビンゴに似たゲームです。楽しいことはそのゲームに勝てばお金をもらうことだ。遊びながらクリスマスの甘いものをよく食べる。そんなお菓子は地域によっても違うのに、全国的なのはパンドーロとパネットーネというケーキがある。

しかし、日本ではクリスマスは恋人のイベントだそうので、そんな感じのことをしないと分かった。だから、高野山へ行って、宿坊をして、クリスマスの日と来日の朝早く起きて、おつとめに参加していた。日中に高野山のお寺や仏教の名品を見に行っていた。私は一人で、観光客もあまりいなかったのでとても静かだったのおかげで、そちらのところの宗教性的な力を感じられたのである。

イタリアの文化と日本文化ともまったく異なる体験だったのに、私がこう過ごしたいと思っていた経験をすることができた。ただし、お正月は日本の国民的伝統を感じられるように東京の深大寺に初詣をしに行った。その日も私の国と比べてあまり似ていないのである。他の西洋の国の逆に日本でお正月はもっと宗教的なイベントに違いない。

お寺や神社の周りに特に食べ物を売る屋台がたくさんあって、寺社の参道で新年が良い年を願うために絵馬やおみくじなどが売られる。真夜中は静かで、鐘の音ばかり聞こえて、皆は寺社の前で並んで祈る。私の国では家族と友達とも家や広場に新年を待って真夜中になるとにぎあかで「おめでとう~」といって、キスもし抱き合っても、シャンパンを飲みながら、乾杯することである。

日本では新年の夜だけでなく、次の数日もいろいろな寺社に初詣をするので、人々はいっぱいいるのを見たことがある。私も日本人のようにいくつかの寺社に初詣したり、絵馬に新年の希望を書いたり、家で正月の飾りをした。

私にとって、面白いのは全然同じことしなくても、世界中で良い新年を迎えようと一生懸命考える風習があって、よいことがあるためにいろいろな活力をすることである。

きもかわいい (Kimo kawaii) – Yucky but cute

Il primo mese è passato. Di nuovo troppo in fretta ♣

Il tempo si porta via con sé anche il calore del sole e lascia spazio al colore degli alberi che si preparano per l’inverno.

Mi preparo anch’io. Senza fretta.

Alla fine imparerò a non avere fretta, proprio come il popolo di questo paese, che sebbene sia perennemente affaccendato tra scuola e lavoro, sembra non soffrire della frenesia che circonda le città dei paesi occidentali.

Così, tra gioie e dolori, continuo a scoprire le meraviglie di questo mondo in miniatura, popolato non solo da esseri dolci e carini ma anche dagli esseri “kimo-kawaii” – per meglio dire “disgustoso ma carino” (che unisce kimochi warui = “qualcosa che disgusta, che fa schifo” (abbreviato in kimoi) a kawaii (il classico “carino”)). Ho sentito per la prima volta quest’espressione al parco di Inokashira 井の頭公園 (non lontano da casa, che ho visitato due settimane fa con Kurumin!). La vocina innocente di una bimba che si rivolgeva ad un piccolo scoiattolo ha continuato a risuonare nella mia mente per tutta la giornata, come una litania. Ha un nonsoché di ritmico e musicale, non trovate?

Beh, pensando che fosse solo un’espressione infantile, cercando un po’ sui internet ho scoperto che anche questa è diventata una cultura come il classico “kawaii”, popolando il Giappone di esserini che non sono tanto belli ma che non si riesce proprio ad odiare!

 

57c59638afb402979d2068c0cb22317c0010010000072Loro sono nati nel 2006 dalla penna di Toshitaka Nabata, autore della “Kobito dukan” (letteralmente “Enciclopedia dei nani” – こびとづかん), libro illustrato per bambini che è stato poi trasformato in un videogioco per Nintendo. Come si fa a non volergli dare un benevolo pizzicotto sulle guance?!?

 

 

Quello che trovano estremamente kawaii però sono i “morumotto”, i nostri porcellini d’india. Facendo visita agli animali dello zoo del parco ci si imbatte in un recinto sempre affollato dove riposano (per modo di dire) decine di cricetoni di tutti i colori, che i bambini possono tenere in braccio per un quarto d’ora. Da vegetariana e animalista non sono d’accordo con questa “attività” che stanca i piccoli animali, anche se l’orario di visita è limitato a tre ore al giorno. La maggior parte degli occidentali lo troverà bizzarro, ma bisogna entrare nell’ottica e nella quotidianità dei giapponesi per capirli: molto spesso infatti non possono tenere animali in casa, sia perché sono molto piccole, sia perché le condizioni per l’affitto sono restrittive. L’unico modo per i bambini di approcciarsi agli animali e imparare ad avere rispetto per gli altri esseri viventi, soprattutto nelle città, è questo.

Mormotto desu
Mormotto desu

In realtà un altro modo c’è: passare il pomeriggio in uno dei café a tema che tanto vanno di moda in Giappone! Dai gatti ai conigli, dai gufi ai pappagalli (senza dimenticare caprette e rettili), il principio è lo stesso: stare in compagnia degli amili animali che più ci stanno simpatici in un luogo accogliente. Ovviamente il “servizio” è a pagamento e anche il servizio di ristoro è a tema con i “proprietari” del locale! La mia prima esperienza è stata con un usagi-café nei pressi di Kichijoji, dove l’atmosfera è riscaldata dalla presenza di 6 teneri coniglietti! Anche questa potrà sembrare una moda strana e poco rispettosa nei confronti degli animali, ma osservando con attenzione si può vedere qualcosa in più. Ogni coniglio ha il suo nome: le cameriere mettono a disposizione un libretto con la descrizione fisica e caratteriale di ogni coniglio. Anche loro vengono chiamati col suffisso “san”, che è sinonimo di rispetto in Giappone. E anche loro hanno il periodo di riposo e vacanza dall’attività di intrattenitori. Gli animali non sono trattati come degli oggetti, anzi, forse al contrario, sono fin troppo umanizzati, e per quello che ho percepito, vengono accuditi con amore come se fossero a casa!

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Usagi french toast and jinger-orange tea <3
Usagi french toast and jinger-orange tea ❤

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Ichiro-san

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E poi finalmente ho potuto incontrare quei mostri di pesci rossi giganti, più comunemente conosciuti come carpe (鯉 – koi)!!

Sono..sono.. kimo-kawaii!! http://eemoticons.net

Fanno un po’ paura nell’insolenza con cui cercano il cibo, ma si rimane incantati ad ammirare le loro movenze sinuose, sfiorando appena l’aria, boccheggiando come per dire qualcosa.

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tumblr_inline_ncmieoy6c01rpglid Alla fine arriva anche Halloween e anche l’università più prestigiosa del Giappone si trasforma!!

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With Domo-kun!

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∼ Gusto ∼    (Ormai mi sto facendo conoscere come Matcha Otaku!)  http://eemoticons.net

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2014.10.18 ~ A poco a poco (すこしずつ… sukoshi zutsu)

Ok. Piano piano comincio ad ambientarmi. Piano piano comincio a capire. Piano piano comincio a scoprire. Piano piano comincio ad amare Tokyo. Piano piano comincio a migliorare.

Sukoshi zutsu…Un po’ alla volta, quel poco che ogni giorno diventa sempre di più. Certo non è facile, ma quel che è sicuro è che non voglio arrendermi. 諦めない、絶対に!(akiramenai, zettai ni!) Se mi impegno con tutte le mie forze, tutti i miei sforzi saranno ripagati. Così oggi, per ben due volte, gli oracoli hanno predetto nei mikuji (御神籤 – letteramente “lotteria sacra” : bisogna scuotere  una scatola ed estrarre il numero che corrisponde a dei cassettini dove sono conservati i fogli con le predizioni. Ci sono vari gradi di fortuna/sfortuna e in caso di cattiva sorte si usa legare i fogli ai rami degli alberi (generalmete ad un pino, tradizione derivata dal gioco di parole tra la parola “matsu” di pino (松) e di aspettare (待つ). In questo modo la cattiva sfortuna attenderà presso l’albero piuttosto che attaccarsi a chi ha aperto il foglietto)).

Al Kaminarimon (Asakusa) e al Taito-ku shitamachi museum (Ueno)
Al Kaminarimon (Asakusa) e al Taito-ku shitamachi museum (Ueno)

Si, sembra che la visita ad Asakusa e Ueno oggi abbia portato buoni semi. Ora spetta a me farli crescere forti e rigogliosi!

Dopo una traversata in crociera lungo il fiume Sumida

Asakusa cruise Fiume Sumida Bridges at Sumida river CIMG7455

Sumida river siamo arrivati al Kaminarimon, il portale che da accesso alla via sacra verso il Sensōji (浅草寺), il più antico tempio buddhista in Giappone per le persone comuni. Secondo la leggenda, lungo le sponde del fiume Sumida sarebbe stata ritrovata una statua della dea Kannon nel 628 e nel 645 sarebbe stato eretto un piccolo tempio per la sua venerazione. Dopo aver attraversato il portone, su entrambi i lati della via si susseguono uno dopo l’altro tanti piccoli bazar di souvenir e cibi giapponesi.

Particolarità del luogo sono i ningyoyaki, dolcetti spesso ripieni di fagioli rossi che tradizionalmente hanno la forma dei volti delle 7 divinità della buona fortuna.

Kaminarimon (Asakusa)

Campane del vento
Campane del vento

Gamen - Maschere Gamen - Maschere CIMG7475 CIMG7476 CIMG7479
CIMG7482
CIMG7483
CIMG7486 CIMG7489Ci siamo lasciati guidare dal delicato suono delle campane del vento che si faceva spazio nonostante il rumore della folla e poco più avanti, il suono della musica che accompagnava la danza del dragone d’oro a cui abbiamo assistito. Il nome ufficiale del tempio sarebbe Kinryuzan (Montagna del Dragone d’oro) poiché secondo un’altra leggenda, il 18 marzo (di un anno indefinito) apparvero improvvisamente vicino al tempio 1000 pini e tre giorni dopo un dragone d’oro lungo 30 metri discese sui pini dal cielo per poi scomparire per sempre. La danza viene eseguita ogni 18 marzo quando le immagini sacre del tempio vengono svelate al pubblico, e il 18 ottobre (oggi!), di buon auspicio per il Kiku-kuyo (servizio commemorativo per i crisantemi).

E poi i monaci hanno cominciato a pregare, intonando i loro canti monotòno. Non importa quanta gente ci fosse, quante voci si sovrapponessero tra di loro, per i pochi secondi a disposizione il tempo e lo spazio si sono fermata. Sono rimasta lì, incantata e pervasa dalla spiritualità che, nonostante il sovraffollamento, il luogo evocava.

Dragon dance at Sensoji
Musicians for the Dragon dance
Musicians for the Dragon dance

Anche questa magia però ha avuto effetto temporaneo e malinconicamente mi sono avviata con i miei compagni alla volta del parco di Ueno (上野公園). Una breve passeggiata e poi visita al Taito-ku Shitamachi museum , che al suo interno mostra una ricostruzione dell’antico quartiere e delle attività più comuni degli abitanti della città.

Tea time?
Tea time?

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Shinobazu pond (Ueno Park)
Shinobazu pond (Ueno Park)

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Lanterne
Lanterne

Gironzolando per le stradine di Ameyoko (Ameya Yokocho アメ横), quartiere dello shopping e del mercato, cosa scovo? Degli ottimi funghi che i vossignoria potranno gustare alla modica cifra di 42000 Yen (SOLO 400 euro circa!!).

今日、楽しかったね~

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Ma non è finita qui. In questi giorni ho avuto modo di visitare qualche quartiere della città. Tokyo non stanca mai, sorprende ogni volta come un arcobaleno dopo un giorno di pioggia. Per quanti possiamo averne visti, dopo ogni temporale alziamo lo sguardo verso il cielo speranzosi di vederne uno 🙂

Se abbiamo il coraggio di arrivare sotto l’arcobaleno, possiamo trovare meraviglie! Per esempio la mecca degli otaku parsimoniosi, chiamasi anche Mandarake, 20141011_164147a Shinjuku: un negozio di manga sotterraneo con lunghe file di scaffali pieni di manga (a basso costo, di seconda mano). Oppure un delizioso locale di okonomiyaki, che riproduce in tutto e per tutto una classe di scuola elementare! 

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お好み焼きを食べたい~
お好み焼きを食べたい~

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Poco più in là delle strade principali della città si scorgono gli alberi che nascondono il complesso templare del Meiji jingu, nei pressi della stazione di Harajuku. Passeggiando lungo il viale sacro, sulla destra si trovano in fila i barili contenenti i sake proveniente da tutte le parti del Giappone, e a destra le botti di vino di tutto il mondo donate al tempio. 

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Matrimonio Shinto

Prima di entrare al tempio, ricordatevi di purificarvi, lavando le mani e la bocca alle fontane poste appena prima dell’entrata.

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Meiji jingu Torii
Meiji jingu Torii
Sake
Sake

A Ochanomizu (御茶ノ水)quartiere vicino al centro della città attraversato dal fiume Kanda, lungo la Meidai-dōri, si trovano uno dopo l’altro diversi negozi di chitarre, di tutti i tipi e di tutti i prezzi! 

(foto tratta da Flickr)

Last but not least… un’anticipazione di un autunno che sta bussando alle porte della città che ci metteranno ancora un po’ prima di aprirsi completamente e un esempio di ciò che rende “kawaii” questo Paese – un autobus decorato con disegni manga!http://eemoticons.net

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Kawaii bus
Kawaii bus

~ Random pictures ~

Ochanomizu river
Ochanomizu river
Shinjuku skyscrapers
Shinjuku skyscrapers
Shinjuku
Shinjuku

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Uno dei pochi negozi a Ochanomizu che non fosse di sole chitarre!
Uno dei pochi negozi a Ochanomizu che non fosse di sole chitarre!
Cosa c'è di più gratificante dell'essere ringraziati per aver usato la carta igienica ogni volta? (In sovrimpressione sul cartoncino: "mai dō arigatou gozaimasu"
Cosa c’è di più gratificante dell’essere ringraziati per aver usato la carta igienica ogni volta? (In sovrimpressione sul cartoncino: “mai dō arigatou gozaimasu”

~ Gusto ~ 

Ovviamente continua la mia sfida col matcha! Nuove delizie si aggiungono alla mia lista del “provato”! http://eemoticons.net

Matcha biscuits
Matcha biscuits
Un cuore green!
Un cuore green!
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Mega bombolone al matcha !! ❤
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Mochi ❤ !!
Onigiri handmade
Onigiri handmade

Continuano anche gli esperimenti nuovelle cousine con i mochi ricoperti di alga nori e contorno di insalata e gli onigiri di cetrioli e daikon (o anche ravanello cinese), con decoro di polvere di umeboshi (prugne salate)!