一日のことわざ (ichinichi no kotowaza) ~ Un proverbio al giorno – 4

鬼の目にも涙

Oni no me ni mo namida

鬼のように冷酷で無慈悲な人間でも、ときには同情にほだされて、

目に涙を浮かべることがあるように、どんな人にも情というものがあるということ。

Immagine tratta da http://blogs.yahoo.co.jp/saru_to_wani/38448106.http

Anche negli occhi dei demoni le lacrime

Anche la persone più spietata e senza scrupoli come un demone ha un cuore, come tutti gli esseri umani, che è capace di provare misericordia e compassione.

Nel Sutra del Loto si racconta di un demone femmina, Kishimojin 鬼子母神, che per nutrire i suoi figli rapiva quelli di altre donne senza pietà. Le madri dei bambini rapiti si rivolsero disperate a Shakyamuni che per far capire al demone la gravità del gesto si vide costretto a rapire il suo figlio minore, Binkara. Kishimojin cercò disperatamente e senza sosta suo figlio. Non trovandolo si rivolse a Shakyamuni, che la rimproverò per la condotta malvagia e senza cuore che aveva avuto, facendola riflettere su quanto dolore aveva provocato alle madri dei bambini rapiti e uccisi. Le fece così promettere di non uccidere più bambini e quano lei giurò Shakyamuni le restituì suo figlio. Da allora Kishimojin e i suoi figli si fecero protettori dei devoti del sutra, pronunciando queste parole: «Onorato dal mondo, noi desideriamo proteggere coloro che recitano e abbracciano il Sutra del Loto e liberarli da ogni fatica e da ogni malattia» (Sutra del Loto, XXI cap.)

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~Sbocceranno i fiori e sarà primavera~

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Si dice che fin dai tempi più remoti i giapponesi siano sensibili al cambiamento delle stagioni, associando umori e sensazioni e adattandosi ad esse. Un’isola dalle temperature clementi e dalla natura rigogliosa, dove per vivere non c’era bisogno di combattere.Perciò questo popolo ha basato la sua esistenza sull’agricoltura, in una terra dove era naturale coltivare lo spirito di collaborazione reciproca.

Nella credenza che tra tifoni e piogge abbondanti di una natura severa risieda la forza di molti dèi, adorano tale natura, ne hanno rispetto e timore.

È dall’antichità che i giapponesi esprimono le delicate sensazioni che le stagioni gli ispirano attraverso poesie, haiku e dipinti, sviluppando termini ed espressioni capaci di esprimere a parole ogni piccolo cambiamento della natura e dell’animo umano.

 

Divisione delle stagioni

Osservando attentamente il ripetersi ad ogni anno delle stagioni, la gente ha elaborato una grande saggezza per esprimere nel dettaglio questi cambiamenti, dividendo le stagioni in 24 parti e ulteriori 72 mutamenti climatici.

Il vecchio calendario lunisolare (太陰太陽暦 – Taiin taiyōreki), chiamato anche Kyūreki 旧暦 ha origini antichissime, trasmesso dalla Cina in Giappone nel VII secolo.

Ma cosa sono concretamente queste 24 piccole stagioni? In pratica si basano sul movimento del Sole e sulla sua longitudine eclittica che hanno portato alla classica divisione in due solstizi (estate e inverno) e due equinozi (primavera e autunno) che a loro volta vengono suddivisi in due parti, segnando l’inizio e la metà di ogni stagione (yotsudate – 四立). Si creano così 8 divisioni che vengono divise ulteriormente in 3 parti a cicli di 15 giorni (quindi ogni stagione risulta avere 6 divisioni), creando i 24 sekki (二十四節気).

stagioni giappo(Immagine tratta da: http://www.gaspo.ne.jp/portal/lives/43)

Inoltre, ognuna delle 24 parti viene suddivisa in 3 in base ai cambiamenti climatici, portando alla creazione di 72 spazi di tempo di 5 giorni l’uno.

Ad ogni periodo vengono associate parole che indicano la condizione del tempo meteorologico e degli esseri viventi e nel tempo sono state codificate i Saijiki 歳時記, le “Antologie delle quattro stagioni”, dove sono raccolti dai 15000 ai 25000 kigo 季語, le parole delle stagioni, a raccontare di un universo che cambia in continuazione.

 

 Cambiano le stagioni e le emozioni

A cominciare dal cibo, il cambiamento delle stagioni influenza la vita e la cultura giapponese a 360°. Come per il frappè di Starbucks ai fiori di ciliegio, tanto per dirne una, gli ingredienti di stagione vengono usati solo in quello specifico periodo, gustandone il sapore con gli occhi e col palato, mentre il pensiero volge verso la stagione che sta per arrivare.

DSC_0863Le case tradizionali si adattano ai cambiamenti stagionali e al clima caldo e umido, “incastonate” naturalmente nel paesaggio creando armonia e non distruzione, dove il cuore e la mente possono arricchirsi di energie positive. Gli animi si calmano ascoltando il suono della pioggia battente sui tetti di legno e lasciandosi accarezzare dal vento che come un dragone si destreggiava con delicatezza attraverso gli shōji, le porte scorrevoli di carta.

In primavera, quando la natura si sveglia, anche il cuore comincia ad agitarsi. Nell’abbondanza della piena fioritura dei ciliegi anche gli esseri umani gioiscono e in empatia con essa festeggiano allegramente bevendo e cantando. In autunno invece l’animo si calma, perdendosi tra i colori accesi della maestosa morte della natura nel ciclo infinito dell’esistenza. Nella filosofia orientale, specie nello Zen, gli esseri umani e l’Universo non sono soltanto connessi imprescindibilmente, ma sono una cosa sola, forme diverse di un’unica sostanza. Il corpo fisico degli esseri umani è un microcosmo che riflette la struttura del Cosmo infinito.  Immagine

Si dice che al giorno d’oggi i giapponesi, soprattutto i giovani stiano dimenticando l’importanza della natura e l’interconnessione con l’Universo. Tuttavia, nella ciclicità annuale ogni mese i treni sono pieni poster pubblicitari di festival legati a piante e animali di quella stagione. Il festival delle ortensie アジサイ (ajisai) a giugno, il festival delle lucciole蛍 (hotaru) a luglio, il festival delle rose バラ (bara), il festival delle ipomoea 朝顔 (asagao), il festival dei crisantemi 菊 (kiku) si susseguono uno dopo l’altro in un tripudio di colori. Di questi ho avuto la fortuna di partecipare al festival delle lucciole in un parco di Yokohama. Nonostante non fosse molto conosciuto era pienissimo di gente. Adulti e bambini hanno aspettato diligenti sulla riva del ruscello fino al calare del sole e nello stesso istante in cui la prima timida lucciola ha fatto la sua comparsa, tutti, grandi e piccini avevano dipinto in volto la sorpresa e l’eccitazione dello spettacolo che la natura stava per offrirci.

一日のことわざ (ichinichi no kotowaza) ~ Un proverbio al giorno – 3

雨後の筍

Ugo no takenoko

季節になると、雨が降ったあと、たけのこがぞくぞくと出てくることから、ものごとがあとからあとから起こってくることを言う。

参考:実用ことわざ小事典

Nezu Museum's garden
Nezu Museum’s garden

I bambù dopo la pioggia

Quando è stagione, dopo esser piovuto i bambù spuntano uno dopo l’altro: così si dice anche per gli eventi che si susseguono senza sosta.

一日のことわざ (ichinichi no kotowaza) ~ Un proverbio al giorno – 2

一か八か

Ichi ka bachi ka

運を天にまかせて、事を行う、大勝負をすること。のるかそるか。一と八とはそれぞれ丁と半の上の部分をとったものといわれる。

「一」と「八」がなんであるのかについては、いくつか説があるようですが、いずれもカルタ賭博、あるいはサイコロ賭博から発生した言葉であるとしています。一つは、賭博における「丁か半か」の「丁」「半」という字のそれぞれ上部をとったものであるという説です。また一つは、「一か罰か」の意味でサイコロの目が一が出て成功するか、外れて失敗するかといったサイコロ博打説や、「一か八か釈迦十か」といったカルタ博打の用語説もある。

参考:実用ことわざ小事典、アクルサイトhttp://www.alc.co.jp/jpn/article/faq/04/90.html

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Uno o otto

(O la va o la spacca)

Affidandosi alla fortuna del cielo, una grande vittoria o una grande sconfitta lasciando che le cose accadano da sole.

I kanji di “uno” e “otto” sono ricavati dalle parti superiori dei kanji di 丁 e 半 usati nel gioco dei dadi del “pari o dispari” (chōhan) o nei giochi di azzardo con le carte. La teoria più accreditata è quella che deriva dal gioco d’azzardo in cui il punteggio finale più alto da raggiungere con 3 carte è 9. Da qui il detto “1 o 8, prego il Buddha per 10”: se si pescano due carte da 1 e 8 si arriva a 9, nella speranza (pregando il Buddha) che con la terza carta si arrivi a 10 per vincere.

風鈴の音色 ~ I colori del vento

Luglio sta per terminare, l’estate giapponese invece è appena iniziata. I ragazzi si preparano per i 夏合宿 (natsu gasshuku), i campi estivi dei propri club universitari. Dopo un altro semestre di studio matto, tra una pennichella e l’altra in biblioteca, finalmente è arrivato il momento di divertirsi (senza dimenticare però le attività dei club :P) e di stringere amicizie condividendo il tempo insieme, facendo le stesse esperienze al di fuori della scuola.

Io invece, che ho abbandonato i club a cui mi ero iscritta ormai da diveri mesi, mi preparo ad un altro viaggio più lungo. Intanto però mi godo i suoni, gli odori e i colori di un’estate umida, scandita dal canto delle cicale a volte troppo assordante. Gli ombrelli trasparenti fanno posto ai ventagli di plastica riposti accuratamente in un cestino davanti ai negozi. 「ご自由に取ってください」(Go jiyū ni totte kudasai) – “Prendeteli liberamente”. L’efficienza e l’accorgimento per le piccole cose che però possono cambiare il corso della giornata (pensate al caso in cui state smoccolando appena usciti dalla stazione e vi accorgete di non avere alcun oggetto simile a un pacchetto di fazzolettini. Ecco che arrivano gli omini e le donnine vestiti di rosso, giallo o in elegantissimo completo, pronti a soccorrervi con pile di fazzolettini!) non finiranno mai di stupirmi in questo Paese.

Uno dopo l’altro si susseguono i 祭り(matsuri), i festival che celebrano fiori, animali, tradizioni. Ho aspettato trepidante l’estate per questo. Tra danze e campane del vento cammino tra la gente e gli stand di yakisoba, yakitori, dolci vari che mi investono e mi attirano col fumo dei cucinotti in azione. Nel weekend il 盆踊り祭り (Bon odori matsuri), la festa della danza per gli spiriti. Di regione in regione, musiche e movimenti diversi vengono eseguiti per rendere omaggio alle anime degli antenati che vengono a fare visita ai loro cari in questi giorni particolari. Ci vado con la mia “ホームビジットの母”, una dei tanti volontari che accettano nelle loro case dei giovani stranieri in cerca di identità culturali diverse dalle loro. Lei e le altre simpatiche signore tentano di farmi partecipare alla danza, ma si arrendono all’evidenza della mia totale incapacità a muore un passo senza rendermi ridicola XD Intanto (era il 18 Luglio) nei cieli di Tokyo compare all’improvvviso un arcobaleno, e poi due. Due grandi semicerchi dalle sfumature inconfondibili fanno da cornice ad un tramonto senza più pioggia, abbracciando l’intera città. Per fortuna ci si dimentica della mia goffaggine e tutti alziamo lo sguardo al cielo, godendo con tutti i sensi di un pomeriggio di festa, mentre i taiko scandiscono il ritmo dei battiti del cuore.

Niji above Tokyo

Non mi fermo, e il giorno dopo faccio visita a due templi per uno dei miei festival preferiti: il 風鈴祭り(fūrin matsuri), la festa delle campanelle che tintinnano al vento. E’ il suono dell’estate, di un’estate giapponese che ho sempre sognato.

La storia dei fūrin risale ai tempi dell’antica Cina, dove venivano utilizzati dagli indovini per predire la fortuna in base alla direnzione del vento e al suono che producevano le campane. In Giappone la loro funzione è cambiata e venivano appese ai quattro angoli dei templi per scacciare gli spiriti cattivi. Quando diventarono popolari cominciarono ad essere prodotti in diversi materiali e forme. Uno dei più comuni diventò il vetro, diffusosi da Nagasaki quando gli stranieri insegnarono la tecnica di lavorazione di questo materiale ai giapponesi.  (fonte: http://nihon-ichiban.com/2012/07/22/an-overview-on-japanese-furin-glass-wind-chimes/). Al giorno d’oggi non solo i templi, ma le case e i negozi sono adornati con tante di queste campanelle dal suono nostalgico e rilassante, diventando uno dei simboli dell’estate giapponese.

Vado alla loro ricerca e internet e il mio istinto mi portano molto lontano da casa mia, dove c’è lo Ikegami Honmon-ji, complesso buddhista della setta Nichiren, dove si dice che Nichiren stesso sia morto. In questo luogo per pochi giorni 500 campane in gisa si lasciano accarezzare dal vento, raccontando storie silenziose ai visitatori. Nel primo pomeriggio il tempio è tranquillo, pochi giapponesi che passeggiano senza fretta e io, l’unica straniera come spesso accade in posti poco conosciuti e lontano dal centro. DSC_9827Ero ancora a testa in sù incantata dalle campane quando si avvicina una piccola signora con in testa un cappello a visiera rigida. Mi parla in inglese, con timidezza ma coraggio. Le rispondo in giapponese e le si stampa un largo sorriso sul viso. E’ una guida del luogo, volontaria (non è raro incontrarle in Giappone. Anche a Nara, nonostante la pioggia battente ne ho incontrata una). Ho tempo, decido di farmi guidare da lei e scoprire qualcosa in più di quel luogo. Mi porta a visitare la Soshi-dō, la sala principale, dove si trova una piccola statua di Nichiren, poi alla Pagoda a 5 piani e al Tahōtō, lo stupa rosso costruito per conservare le ceneri del monaco. Rimango a guardarlo per un pò, affascinata dalle forme bombate che prendono le distanze dal resto del complesso. Si dice infatti che sia l’unica struttura di questo genere in Giappone. Osservo e ascolto. La guida parla, mi spiega e continua a meravigliarsi di me occidentale interessata al Buddhismo e alla sua storia. Mi parla come se fossi del luogo, chidendomi di cose che non posso sapere e si scusa perché a parlare così liberamente si era dimenticata che non fossi giapponese. Sorrido e dentro di me cresce un pò di orgoglio. A volte basta poco per sentirsi vicini, basta ascoltare e saper capire. Altre volte invece i cuori sono così lontani che non bastano parole né silenzi per legarli.

Mi allontano dalla quiete dello Honmon-ji per recarmi un pò più a Nord, al Kawasaki Daishi, dove le campane non sono 500 ma molte molte di più, così come la gente! E’ un tripudio di suoni e di colori, un bazar di sogni dove ognuno può scegliere il suo, che può essere uguale agli altri nella forma, ma la sostanza è intrisa della personalità di ognuno. Tante coppie di giovani giapponesi in yukata che scelgono con pazienza il loro fūrin, toccandoli leggermente col dito per sentirne i suoni e dare via al concerto.

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Anche per quel giorno il sole comincia a spegnersi dientro il cancello che dà accesso al tempio. La gente continua a passeggiare mentre io mi allontano con un sogno da riempire con la mia esistenza.

Tanabata matsuri 七夕祭り ~ La festa delle stelle

  昔々、天に神様が住んでいました。娘が一人いて、名前はおりひめでした。おりひめはとてもまじめで、毎日、朝早く起きてはたを織っていました。ある日、神様は思いました。「おりひめはもう大人だ。結婚したほうがいいだろう。」神様はまじめな男の人を見つけました。天の川の向こうに住んでいる人で、名前はひこぼしでした。ひこぼしは牛を使って、畑で働いていました。

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おりひめとひこぼしは結婚しました。二人はとても好きになりました。いつも一緒にいて、ぜんぜん働きませんでした。神様は怒りました。でも二人は仕事をしませんでした。神様はとても怒って、おりひめを家に連れて帰りました。

二人は別れなければいけませんでした。おりひめはひこぼしに会いたくて、毎日泣いていました。神様は二人がかわいそうだと思って、言いました。「おりひめ、ひこぼし、あなたたちは一年に一度だけ会ってもいい。それは七月七日の日、天の川の向こうに行ってもいい。でも、朝までに帰らなければいけない。」一年一度、七夕の夜におりひめとひとぼしは会います。二人の願いはかなうのです

この日、日本人は赤や青などいろいろな色のたんざくに願いを書きます。七夕の日の願いはかなう人々は言います。

Tanto tempo fa il Cielo era abitato da un Dio che aveva come prole un’unica figlia dal nome Orihime. Ella, molto diligentemente si svegliava ogni giorno molto presto e filava. Un giorno il Dio pensò che ormai la figlia era diventata grande e che avrebbe fatto bene a sposarsi, così le trovò un ragazzo serio, che abitava sull’altra sponda della Via Lattea. Il giovane si chiamava Hikoboshi e lavorava nei campi con l’aiuto dei buoi.

I due si sposarono e il loro amore crebbe ogni giorno di più. Sempre insieme felici e spensierati, si dimenticarono dei loro doveri. Il Dio del Cielo si arrabbiò, ma i giovani continuarono a non lavorare. Il Dio si arrabbiò ancora di più e riportò a casa la Principessa Ori, constringendoli a separarli. Orihime, desiderosa di incontrare il suo sposo, piangeva ogni giorno. Il padre si impietosì e disse: “Orihime, Hikoboshi, vi concedo di incontrarvi una volta all’anno soltanto. Il settimo giorno del settimo mese, potete attraversare la Via Lattea per vedervi. Ma al mattino dovrete tornare a casa “. Il loro desiderio fu esaudito e da allora si incontrano ogni anno nel cielo.


20150707_120756Se volgete lo sguardo verso l’alto nella notte estiva del 7 luglio potrete vedere la scia della Via Lattea e le due stelle Vega e Altair avvicinarsi sempre di più.

Anche se al giorno d’oggi sono sempre di meno, in questi giorni davanti ai negozi, nei parchi, vicino ai santuari, e a volte (come oggi è capitato a me) in un’aula universitaria, i giovani alberi di bambù decorati con stelle di carta luccicanti e kimono di carta si muovono leggeri accarezzati dal vento; le strisce di carta colorata, i tanzaku, appesi ai rami con timidezza e trepidazione, custodiscono i desideri delle persone nell’attesa che gli Dei si avvicinino a leggerli ed esaudirli uno ad uno.

Ho sempre avuto molto cara questa ricorrenza, anche se non mi ha mai portato molta fortuna. Ma voi, questa sera, scegliete il vostro colore preferito, date una penna al cuore e affidate i vostri sogni alle stelle, che viaggiano nello spazio da milioni e milioni di anni. Loro sapranno cosa fare. Che i vostri desideri ~narimasu yōni 

笹の葉 さらさら       五色の短冊

軒端に ゆれる      私が書いた

お星さま きらきら     お星さま きらきら

金銀  砂子       空から見てる

« Le foglie di bambù frusciano
vicino le gronde ondeggiando
Le stelle luccicano
granelli d’oro e argento
Le strisce di carta dai cinque colori
ho già scritto
Le stelle luccicano
e ci guardano dal cielo. »

異文化のこと ~ 冬休みに経験した文化の違い

日本で始めて過ごした冬休みは私の文化だけでなく、日本のともすこし違うと思う。イタリアでクリスマスの日は宗教的と伝統的に大切な祭日なので、皆さんは家族と一緒に過ごすのは普通である。私も25年間中でいつもそのようにしたが、今年ははじめて一人だった。そのせいか、特別な量今日して決めた。

それで、クリスマスの前日は世界遺産の高野山に行って来た。何の方法も家族と友達を届いたいと思って、一番いいことは祈(いの)りだと思ったのである。

イタリアの住民はだいたいキリスト教徒なので、クリスマスの夜にイエスの誕生日のために教会に祈願する。クリスマスの日家族の皆さんは一緒に昼ご飯を食べて、クリスマスツリーの横にプレゼントを交換する。よかったら、友達とも特徴的なゲームをして、一番人気なのはトンボラというビンゴに似たゲームです。楽しいことはそのゲームに勝てばお金をもらうことだ。遊びながらクリスマスの甘いものをよく食べる。そんなお菓子は地域によっても違うのに、全国的なのはパンドーロとパネットーネというケーキがある。

しかし、日本ではクリスマスは恋人のイベントだそうので、そんな感じのことをしないと分かった。だから、高野山へ行って、宿坊をして、クリスマスの日と来日の朝早く起きて、おつとめに参加していた。日中に高野山のお寺や仏教の名品を見に行っていた。私は一人で、観光客もあまりいなかったのでとても静かだったのおかげで、そちらのところの宗教性的な力を感じられたのである。

イタリアの文化と日本文化ともまったく異なる体験だったのに、私がこう過ごしたいと思っていた経験をすることができた。ただし、お正月は日本の国民的伝統を感じられるように東京の深大寺に初詣をしに行った。その日も私の国と比べてあまり似ていないのである。他の西洋の国の逆に日本でお正月はもっと宗教的なイベントに違いない。

お寺や神社の周りに特に食べ物を売る屋台がたくさんあって、寺社の参道で新年が良い年を願うために絵馬やおみくじなどが売られる。真夜中は静かで、鐘の音ばかり聞こえて、皆は寺社の前で並んで祈る。私の国では家族と友達とも家や広場に新年を待って真夜中になるとにぎあかで「おめでとう~」といって、キスもし抱き合っても、シャンパンを飲みながら、乾杯することである。

日本では新年の夜だけでなく、次の数日もいろいろな寺社に初詣をするので、人々はいっぱいいるのを見たことがある。私も日本人のようにいくつかの寺社に初詣したり、絵馬に新年の希望を書いたり、家で正月の飾りをした。

私にとって、面白いのは全然同じことしなくても、世界中で良い新年を迎えようと一生懸命考える風習があって、よいことがあるためにいろいろな活力をすることである。