風鈴の音色 ~ I colori del vento

Luglio sta per terminare, l’estate giapponese invece è appena iniziata. I ragazzi si preparano per i 夏合宿 (natsu gasshuku), i campi estivi dei propri club universitari. Dopo un altro semestre di studio matto, tra una pennichella e l’altra in biblioteca, finalmente è arrivato il momento di divertirsi (senza dimenticare però le attività dei club :P) e di stringere amicizie condividendo il tempo insieme, facendo le stesse esperienze al di fuori della scuola.

Io invece, che ho abbandonato i club a cui mi ero iscritta ormai da diveri mesi, mi preparo ad un altro viaggio più lungo. Intanto però mi godo i suoni, gli odori e i colori di un’estate umida, scandita dal canto delle cicale a volte troppo assordante. Gli ombrelli trasparenti fanno posto ai ventagli di plastica riposti accuratamente in un cestino davanti ai negozi. 「ご自由に取ってください」(Go jiyū ni totte kudasai) – “Prendeteli liberamente”. L’efficienza e l’accorgimento per le piccole cose che però possono cambiare il corso della giornata (pensate al caso in cui state smoccolando appena usciti dalla stazione e vi accorgete di non avere alcun oggetto simile a un pacchetto di fazzolettini. Ecco che arrivano gli omini e le donnine vestiti di rosso, giallo o in elegantissimo completo, pronti a soccorrervi con pile di fazzolettini!) non finiranno mai di stupirmi in questo Paese.

Uno dopo l’altro si susseguono i 祭り(matsuri), i festival che celebrano fiori, animali, tradizioni. Ho aspettato trepidante l’estate per questo. Tra danze e campane del vento cammino tra la gente e gli stand di yakisoba, yakitori, dolci vari che mi investono e mi attirano col fumo dei cucinotti in azione. Nel weekend il 盆踊り祭り (Bon odori matsuri), la festa della danza per gli spiriti. Di regione in regione, musiche e movimenti diversi vengono eseguiti per rendere omaggio alle anime degli antenati che vengono a fare visita ai loro cari in questi giorni particolari. Ci vado con la mia “ホームビジットの母”, una dei tanti volontari che accettano nelle loro case dei giovani stranieri in cerca di identità culturali diverse dalle loro. Lei e le altre simpatiche signore tentano di farmi partecipare alla danza, ma si arrendono all’evidenza della mia totale incapacità a muore un passo senza rendermi ridicola XD Intanto (era il 18 Luglio) nei cieli di Tokyo compare all’improvvviso un arcobaleno, e poi due. Due grandi semicerchi dalle sfumature inconfondibili fanno da cornice ad un tramonto senza più pioggia, abbracciando l’intera città. Per fortuna ci si dimentica della mia goffaggine e tutti alziamo lo sguardo al cielo, godendo con tutti i sensi di un pomeriggio di festa, mentre i taiko scandiscono il ritmo dei battiti del cuore.

Niji above Tokyo

Non mi fermo, e il giorno dopo faccio visita a due templi per uno dei miei festival preferiti: il 風鈴祭り(fūrin matsuri), la festa delle campanelle che tintinnano al vento. E’ il suono dell’estate, di un’estate giapponese che ho sempre sognato.

La storia dei fūrin risale ai tempi dell’antica Cina, dove venivano utilizzati dagli indovini per predire la fortuna in base alla direnzione del vento e al suono che producevano le campane. In Giappone la loro funzione è cambiata e venivano appese ai quattro angoli dei templi per scacciare gli spiriti cattivi. Quando diventarono popolari cominciarono ad essere prodotti in diversi materiali e forme. Uno dei più comuni diventò il vetro, diffusosi da Nagasaki quando gli stranieri insegnarono la tecnica di lavorazione di questo materiale ai giapponesi.  (fonte: http://nihon-ichiban.com/2012/07/22/an-overview-on-japanese-furin-glass-wind-chimes/). Al giorno d’oggi non solo i templi, ma le case e i negozi sono adornati con tante di queste campanelle dal suono nostalgico e rilassante, diventando uno dei simboli dell’estate giapponese.

Vado alla loro ricerca e internet e il mio istinto mi portano molto lontano da casa mia, dove c’è lo Ikegami Honmon-ji, complesso buddhista della setta Nichiren, dove si dice che Nichiren stesso sia morto. In questo luogo per pochi giorni 500 campane in gisa si lasciano accarezzare dal vento, raccontando storie silenziose ai visitatori. Nel primo pomeriggio il tempio è tranquillo, pochi giapponesi che passeggiano senza fretta e io, l’unica straniera come spesso accade in posti poco conosciuti e lontano dal centro. DSC_9827Ero ancora a testa in sù incantata dalle campane quando si avvicina una piccola signora con in testa un cappello a visiera rigida. Mi parla in inglese, con timidezza ma coraggio. Le rispondo in giapponese e le si stampa un largo sorriso sul viso. E’ una guida del luogo, volontaria (non è raro incontrarle in Giappone. Anche a Nara, nonostante la pioggia battente ne ho incontrata una). Ho tempo, decido di farmi guidare da lei e scoprire qualcosa in più di quel luogo. Mi porta a visitare la Soshi-dō, la sala principale, dove si trova una piccola statua di Nichiren, poi alla Pagoda a 5 piani e al Tahōtō, lo stupa rosso costruito per conservare le ceneri del monaco. Rimango a guardarlo per un pò, affascinata dalle forme bombate che prendono le distanze dal resto del complesso. Si dice infatti che sia l’unica struttura di questo genere in Giappone. Osservo e ascolto. La guida parla, mi spiega e continua a meravigliarsi di me occidentale interessata al Buddhismo e alla sua storia. Mi parla come se fossi del luogo, chidendomi di cose che non posso sapere e si scusa perché a parlare così liberamente si era dimenticata che non fossi giapponese. Sorrido e dentro di me cresce un pò di orgoglio. A volte basta poco per sentirsi vicini, basta ascoltare e saper capire. Altre volte invece i cuori sono così lontani che non bastano parole né silenzi per legarli.

Mi allontano dalla quiete dello Honmon-ji per recarmi un pò più a Nord, al Kawasaki Daishi, dove le campane non sono 500 ma molte molte di più, così come la gente! E’ un tripudio di suoni e di colori, un bazar di sogni dove ognuno può scegliere il suo, che può essere uguale agli altri nella forma, ma la sostanza è intrisa della personalità di ognuno. Tante coppie di giovani giapponesi in yukata che scelgono con pazienza il loro fūrin, toccandoli leggermente col dito per sentirne i suoni e dare via al concerto.

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Anche per quel giorno il sole comincia a spegnersi dientro il cancello che dà accesso al tempio. La gente continua a passeggiare mentre io mi allontano con un sogno da riempire con la mia esistenza.

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